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Perché Trump e Brexit non sono più gemelli ma lontani parenti

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londra e gli usa

Perché Trump e Brexit non sono più gemelli ma lontani parenti

(Ansa)
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Il voto per la Brexit e l'elezione di Donald Trump resteranno collegati per sempre nella storia: i due eventi si sono verificati a pochi mesi di distanza uno dall'altro, ed entrambi sono insurrezioni populiste che hanno fatto presa su gruppi di sostenitori simili.

Dopo l'elezione di Trump, il primo ministro britannico Theresa May è stata il primo leader straniero a far visita al neoeletto presidente degli Stati Uniti. Una fotografia dei due, a passeggio mano nella mano, è diventata subito il simbolo della vicinanza dell'America di Trump e della Gran Bretagna della Brexit.

I politici mainstream in Europa hanno coniato l'abbreviazione “Trump e Brexit” per indicare le forze che stavano facendo di tutto per contrastare. Col passare dei mesi, però, è diventato sempre più chiaro che Trump e Brexit non sono gemelli identici. In verità, sono più simili a lontani parenti che, negli anni, si differenziano sempre più.

Le differenze tra il fenomeno Trump e la Brexit sono tanto formali quanto sostanziali. Trump trasgredisce tutti i giorni le aspettative tradizionali di come dovrebbe comportarsi il presidente degli Stati Uniti, mentre May, al contrario, è scrupolosamente corretta nel suo agire e le probabilità che possa prendere parte a un vertice dell'Ue in pigiama o twittare che è un “genio molto stabile” sono le medesime.

All'inizio del suo mandato, Theresa May aveva esternato la speranza di poter andare d'accordo con Donald Trump perché, in fondo, «gli opposti si attraggono». Quella pretesa, tuttavia, ormai è venuta meno. Quando il presidente americano ha ritwittato alcuni messaggi di un movimento britannico di estrema destra, il primo ministro britannico è stata costretta a criticarlo duramente.

Come era prevedibile, Trump ha contrattaccato, anche se in un primo momento ha indirizzato la sua collera contro la Theresa May sbagliata, accanendosi su una casalinga britannica con sei follower appena su Twitter. La pagliacciata di quell'episodio ha messo in secondo piano una differenza politica concreta. Una volta in carica, Trump ha abbracciato una retorica anti-musulmana alla quale May si è prudentemente sottratta. Questa differenza rientra nell'ambito di una discrepanza assai più ampia tra il nazionalismo radicale del presidente americano e il globalismo misurato e tradizionale del primo ministro britannico.

Benché molti europei e sostenitori del “remain” siano convinti che la Brexit sia uno spasmo nazionalistico e poco più, il governo di Theresa May è deciso a presentarla in una luce diversa. La premier è convinta che uscire dall'Unione europea sia l'occasione giusta per plasmare il nuovo futuro della «Gran Bretagna Globale». Più volte infatti ha ribadito il suo pieno sostegno all'ordine liberale internazionale basato sul rispetto della legalità.

Al contrario, Donald Trump resta un acceso nazionalista sostenitore dell'“America First” ed è profondamente sospettoso nei confronti di tutte le istituzioni internazionali, dalle Nazioni Unite all'Organizzazione Mondiale del Commercio. Queste visioni internazionali così diverse hanno portato a linee programmatiche divergenti tra la Gran Bretagna in uscita dall'Ue e l'America di Trump.

Nessuno dei due paesi ha interesse a gonfiare tali differenze, ma in una serie di questioni la Gran Bretagna si è schierata a fianco dell'Ue invece che con gli Usa. Quando l'Amministrazione Trump ha ripudiato il Trattato di Parigi sul clima, il Regno Unito è rimasto fedele agli accordi e al consenso europeo. Lo stesso è accaduto quando la Casa Bianca ha annunciato la sua intenzione di trasferire a Gerusalemme l'ambasciata degli Stati Uniti in Israele. E mentre Trump smania dalla voglia di stracciare l'accordo sul nucleare con l'Iran, la Gran Bretagna si è unita al resto dell'Ue nell'appoggiarlo.

Forse, però, la discrepanza politica più gravida di conseguenze è quella che riguarda il Wto. L'Amministrazione Trump sta intralciando l'Organizzazione Mondiale del Commercio in sordina, bloccando le nomine degli arbitri al collegio giudicante. Tuttavia, per i piani di Theresa May e per la Brexit, un Wto che funzioni alla perfezione è di importanza cruciale. Il Regno Unito, infatti, ha reso noto che se non sarà in grado di stringere un nuovo accordo commerciale con l'Ue, farà riferimento alle regole del Wto.

L'agenda di Trump potrebbe minare l'istituzione sulla quale la Gran Bretagna fa affidamento alla stregua di una polizza d'assicurazione.

Alcuni degli ideologhi della Brexit restano attaccati all'idea che la Gran Bretagna faccia parte di una “anglosfera” di nazioni anglofone al cui centro ci sono Stati Uniti e Regno Unito. Le scelte della Gran Bretagna in politica estera dopo il voto per la Brexit, però, lasciano intendere che il Regno Unito di fatto è molto più a suo agio con la visione franco-tedesca del mondo che con quella americana.

I ripetuti diverbi di basso profilo tra il governo May e l'Amministrazione Trump sottolineano fino a che punto la Gran Bretagna oggi sia vista “in gioco” come un attore politico straniero. Se i negoziati per la Brexit approderanno a una conclusione ragionevolmente amichevole – e se Trump resterà alla Casa Bianca – la Gran Bretagna post-Brexit potrebbe finire coll'essere più vicina all'Unione europea che agli Stati Uniti.

I più accesi fautori della Brexit a questo punto potrebbero affermare che ciò dipende esclusivamente dal fatto che l'establishment britannico non è riuscito a comprendere il momento populista. I sondaggi di opinione, invece, lasciano intendere che le decisioni politiche di Theresa May riflettono un sentire assai diffuso in Gran Bretagna.

L'anno scorso da un sondaggio Globescan si è appurato che soltanto il 33 per cento dei britannici crede che gli Stati Uniti abbiano un «impatto per lo più positivo» nelle questioni internazionali, rispetto a un 84 per cento di opinioni positive tra i tedeschi e un 66 tra i francesi. Il 79 per cento circa dei britannici nutriva fiducia nel giudizio del presidente Barack Obama, mentre si fida del presidente Trump soltanto il 22 per cento di loro.

Queste cifre sottolineano le differenze tra la Gran Bretagna della Brexit e l'America di Trump. Il dibattito politico britannico dopo il voto per la Brexit è stato aspro, ma è sempre rimasto contenuto in termini in buona parte tradizionali. Al contrario, la Casa Bianca di Trump assomiglia sempre più all'episodio delirante di un reality show televisivo. Il voto a favore della Brexit e l'elezione di Donald Trump saranno anche il frutto di impulsi simili, ma hanno portato a esiti assai lontani e completamente diversi.

gideon.rachman@ft.com

Traduzione di Anna Bissanti

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