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Dossier | N. 21 articoliFiume di denaro

Tra le valli svizzere il nuovo paradiso offshore di società e fiduciari italiani

La carovana dei fiduciari italiani in Svizzera sta migrando da Lugano ai Grigioni italiani con tutto il carico di truffe che alcuni di essi finora hanno messo in campo. Solo che a differenza del Canton Ticino, dove le sedi sono sfarzose e lussuose, in Mesolcina sono fantasmi o abilmente camuffati. Dal 2013 al 2017 ben 333 società si sono trasferite dal Canton Ticino nei Grigioni, di cui 277 si sono installate nei sette comuni di lingua italiana. La strada inversa è stata invece percorsa da 171 società, 122 delle quali provenienti dai Grigioni italiani. La maggior parte delle società opera nel settore fiduciario ma sono sempre di più quelle che negli ultimi tre anni sono attive nel settore edilizio o in quello degli esercizi pubblici. I Grigioni italiani sono come una calamita: l'80% delle società che hanno lasciato il Canton Ticino negli ultimi cinque anni è approdata qui.

Anche se è perfettamente legale, il rischio è che dietro molte di queste società si celino anche il riciclaggio di denaro sporco, frodi fiscali e addirittura l’ingresso di capitali della criminalità organizzata italiana e transnazionale.

L'INVASIONE DELLE SOCIETÀ IN MESOLCINA
Fonte: elaborazione del Sole 24 Ore su dati del Registro di commercio del Cantone dei Grigioni

Una cantonale intasata di società
La strada cantonale che attraversa i Grigioni italiani (Mesolcina e Calanca) è tappezzata di cassette per le lettere con i nomi di ben 3.700 società, in gran parte di proprietà di italiani, anche se basta un'occhiata per capire che sono tanti i titolari provenienti dai paesi dell'Est europeo e dal Sudamerica. Secondo il Registro di commercio del Canton Grigioni, nei 39 chilometri che separano San Vittore - primo comune della valle - dal passo di San Bernardino sono però attive soltanto 1.581 società, vale a dire il 43% del totale.

Appena si entra nei Grigioni italiani la dimensione del fenomeno appare subito chiara. A San Vittore, 766 abitanti, le società attive sono 143, vale a dire una ogni 5,3 abitanti. E' proprio qui che si trova un campione italiano tra i fiduciari carovanieri: Marco Sarti figura (o figurava) come socio, gerente o liquidatore di 19 società trasferite da Chiasso anche più di una volta in più comuni di lingua italiana. Di queste, ben 15 sono in liquidazione. Sarti è indagato in Italia per bancarotta fraudolenta e reati tributari dalla Procura di Lecco. Il comando provinciale della Guardia di Finanza di Lecco, guidata dal colonnello Massimo Dell’Anna, gli ha finora sequestrato circa 2,3 milioni di euro. Il Tribunale del riesame ha rigettato finora tutti i ricorsi presentati contro i sequestri non solo da Sarti ma anche dagli altri indagati.

Da San Vittore a Roveredo il passo è breve ma la musica non cambia. Qui le società registrate sono 1.617, di cui attive 528 (32,6%). Le “bucalettere” si concentrano in alcuni edifici dove le società figurano spesso solo sulla carta. Emblematico il caso del Palazzo del sole, dove erano domiciliate 25 società. A Roveredo si assiste anche a fenomeni che hanno del paranormale, come quello di una holding immobiliare che lì ha la sede ma l'indirizzo denunciato fin dal 1999 nel Registro di commercio, che come da prassi non si è accorto di nulla, è uno spazio bianco. Nessuno sa dove sia e se ci sia davvero.

Il comune di Roveredo negli ultimi tempi ha voluto vederci chiaro e ha avviato ispezioni per verificare l'operatività delle società registrate nel suo territorio. Dai primi controlli sembra che il 50% operi solo sulla carta.

La caccia ai fantasmi
Risalendo la via Cantonale si arriva a Grono, 1.340 abitanti e una società ogni tre residenti. Le società spuntano come funghi soprattutto in edifici che sembrano essere nati apposta per ospitare le “bucalettere”. Cinquantasette società erano ospitate in un ex asilo, la Ca' Rossa, dove avrebbe dovuto sorgere un polo tecnologico. I fiduciari girovaghi non hanno paura di arrampicarsi neppure per zone impervie come Leggia, una frazione di Grono, dove sorge un edificio dall'intonaco beige chiamato Casa Olga, dove sono registrate alcune società compresa quella di Rosanna Papalia, figlia del boss di 'ndrangheta Rocco, tornato a Buccinasco (Milano) dopo 28 anni di carcere.

L'INGRESSO NEI GRIGIONI

Numero di società operanti nel Cantone Grigioni e provenienti dal Canton Ticino, suddiviso per tipologia ed anno (alcune società hanno nello scopo sociale più di una attività) (Fonte: Consiglio di Stato svizzero)

LA PARTENZA DAI GRIGIONI

Numero di società operanti nel Canton Ticino e proveniti dal Canton Grigioni suddiviso per tipologia e anno (alcune società hanno nello scopo sociale più di una attività) (Fonte: Consiglio di Stato svizzero)

Non è difficile capire perché dal Canton Ticino, dove un minimo di controllo da qualche anno c'è, le società vengono a perdersi in lande sperdute e poco abitate. Basti pensare che a Grono una società - dopo aver cambiato due indirizzi in tre anni - ora dichiara ufficialmente al Registro di commercio del Canton Grigioni di non avere «più un domicilio legale».

Le stranezze ci sono anche in val Calanca. A Rossa, un posto sperduto che in inverno ha più neve che sassi, ha sede una società che ha come scopo la fornitura dei servizi industriali e civili per le società petrolifere e petrolchimiche. Non solo: fornisce anche il catering alle piattaforme offshore di perforazione e di produzione e alle petroliere. In appena quattro anni la società ha cambiato quattro sedi, passando da Lugano a Roveredo e a Grono prima di approdare a Rossa.

L'ARRIVO NEI GRIGIONI PAESE PER PAESE DAL CANTON TICINO

Trasferimenti di sede: partenza per il Canton Grigioni (Fonte: Consiglio di Stato svizzero)

L'ADDIO AI GRIGIONI PAESE PER PAESE

Trasferimenti di sede: partenza per il Canton Grigioni (Fonte: Consiglio di Stato svizzero)

A Mesocco il mare non c'è, anche perché il passo di San Bernardino è lì con annessa stazione sciistica. Eppure proprio a San Bernardino, a 2.066 metri sul livello del mare, è registrata una società anonima che si occupa in particolare di trasporti navali speciali. È l'unica stranezza? No, perché sempre a San Bernardino è stata appena liquidata una società che si occupava di costruire e vendere imbarcazioni.

Un caso politico
La rivolta contro le società “bucalettere” è partita nel 2003 con la denuncia del sindaco di San Vittore, Nicoletta Noi Togni. Di recente però la questione è stata rilanciata con forza dal granconsigliere del Parlamento dei Grigioni, Peter Hans Wellig, albergatore di San Bernardino.

Il 13 giugno 2107 Wellig ha presentato un'interpellanza al Governo di Coira nella quale denuncia che «il Moesano è diventato un “Eldorado” per società “bucalettere” che non contribuiscono assolutamente all'economia regionale, ma che anzi la condizionano negativamente. La creazione di queste società porta con se sovente la richiesta e l'ottenimento dal Cantone tramite allestimento di contratti di lavoro “artificiosi”, di permessi» di residenza.

Wellig denuncia la facilità con la quale è possibile ottenere i permessi di dimora da parte di stranieri, che invece non vengono più rilasciati facilmente nel Canton Ticino per frenare la forte richiesta proveniente dall'Italia.

Le società infatti vengono spesso utilizzate per ottenere impropriamente i sussidi di disoccupazione. Il sistema è collaudato: si registra una società, ci si fa assumere come dipendenti e si ottiene il permesso di dimora. Una volta che la società viene fatta fallire si richiede il sussidio di disoccupazione, che in Svizzera arriva, di regola varia tra 400 e 520 giorni e consente di incassare al massimo 100.800 franchi svizzeri all'anno, che equivalgono a circa 85mila euro. non c'è dunque da meravigliarsi se i Grigioni italiani sono diventati un cimitero degli elefanti dove le società vanno a morire.

Nella sua risposta, il Governo di Coira ha specificato che dal 1° agosto 2013 l'Ufficio regionale di collocamento di Roveredo ha registrato 109 cittadini italiani titolari di permesso B che hanno beneficiato almeno di un'indennità giornaliera di disoccupazione.

Nel Moesano nel 2014 - ha denunciato Wellig - sono stati emessi dal competente ufficio di Roveredo 3.429 precetti esecutivi, che riguardano società fallite. Nel 2015 i precetti sono stati 3.595 e 4.128 nel 2016. Dal 2013 al 2014 i precetti sono aumentati del 170%. Nel 2016 il rapporto tra precetti esecutivi e popolazione (nella valle ci sono 8.300 abitanti) è stato di un precetto ogni due abitanti. A titolo di confronto nella Regione Bernina il rapporto è stato di uno a otto. Il Moesano è al secondo posto dopo Coira, nel Cantone dei Grigioni, per numero di fallimenti. Nei primi cinque mesi del 2017 sono stati già superati i 20 fallimenti contro i circa 40 dell'intero anno precedente.

Parola all'ex procuratore pubblico di Lugano
Di cimitero degli elefanti parla anche Paolo Bernasconi, avvocato ed ex procuratore pubblico di Lugano, che paragona la valle Moesa ai paradisi fiscali dei Caraibi definendola «una splendida isoletta tra i monti». Da molti anni, incalza Bernasconi, si assiste all'esodo di società da tutta la Svizzera verso i Grigioni italiani con l'obiettivo di farle fallire proprio in Mesolcina perché l'ufficio dedicato a seguire le pratiche è oberato di lavoro.

La mancanza di controlli è un carburante per le truffe. «Sono numerosissimi gli investitori, non solo italiani, ma anche ticinesi e da tutto il mondo - afferma Bernasconi - che sono stati truffati anche da società che hanno un ufficetto di rappresentanza a Lugano, con brochure in carta patinata, ma che operano in val Moesa».

Ma c'è la volontà politica di cambiare le cose? «Assolutamente no - risponde Bernasconi -, tanto che recentemente si è assistito alla revisione federale dei registri di commercio ma non è stato fatto nessun passo in avanti. E questi ultimi rimangono ciechi, sordi e muti».

Bernasconi racconta con una battuta di aver sollevato il problema già una trentina di anni fa, quando era magistrato a Lugano, e aveva consigliato ai suoi colleghi dei Grigioni che, se non fosse stato possibile aprire un ufficio giudiziario in Mesolcina, almeno affiggessero un grande cartello con la scritta “Attenzione, ministero pubblico del Canton Grigioni”. Un dissuasore che potesse fare quantomeno prevenzione.

Lex commissario a caccia di truffe

Le indagini di un ex agente sotto copertura
Ad aprire gli occhi sulla facilità con la quale è possibile creare società “bucalettere” in Mesolcina, in tempi non sospetti è stato anche Fausto Tato Cattaneo, ex commissario dell'antidroga ticinese, assurto agli onori della cronaca negli anni Ottanta per le sue operazioni sotto copertura per la lotta al traffico di stupefacenti e autore del volume “Come ho infiltrato i cartelli della droga”, pubblicato nel 2001.

Ormai in pensione, Cattaneo sta portando avanti investigazioni di natura privata per dare la caccia ai truffatori e alle infiltrazioni di natura criminale nell'economia della sua valle. Le sue inchieste daranno presto vita a un nuovo libro, al centro del quale ci saranno anche storie di molti fiduciari e faccendieri italiani. Il filo delle investigazioni di Cattaneo sui Grigioni italiani porta anche a imprenditori italiani residenti a Londra che hanno società nel Regno Unito e a Cipro, nota piattaforma di riciclaggio internazionale.

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