Domenica

Profezie da Barcellona

immaginari letterari

Profezie da Barcellona

Gourmet . Il Mercato della Boqueria, qui a sinistra Manuel  Vzquez Montalbn
Gourmet . Il Mercato della Boqueria, qui a sinistra Manuel Vzquez Montalbn

Gioca strani scherzi la cronaca, e cos un libro uscito solo qualche mese fa – El nio del balcn. La Barcellona di Manuel Vzquez Montalbn – sembra venire dal passato (pur prossimo), oppure essere inesorabilmente proiettato nel futuro, in un cuore-pancia di Barcellona che non c’ pi, pezzo di una citt-fantasma che resta viva sulle pagine ma stata emarginata dalla realt, come ha scritto Gianni Mura nella prefazione ad aprile, allora ignaro, certo, dell’incerto e traballante presente catalano.

Perch dunque leggere – proprio ora – El nio del balcn? Innanzitutto perch l’autore, Giuliano Malatesta, ha la leggerezza di chi non invischiato nelle notizie di giornata, n nella Storia o nella Sociologia o nell’Urbanistica, ma viceversa possiede la profondit di chi crede alle chimere e ai fantasmi, ovvero gli scrittori.

Di Barcellona qui interessano gli immaginari letterari, a partire dal grande aedo Montalbn (1939-2003), che si definiva nio del balcn, mentre per il resto del mondo era semplicemente Manolo. Fu negli anni Sessanta che la citt prese il posto di Buenos Aires come capitale letteraria dell’intera America Latina, ospitando immigrati come Mario Vargas Llosa, Julio Cortzar e Gabriel Garca Mrquez. Qui trovarono asilo pure Garca Lorca e Jean Genet, che visse da marchettaro e barbone, con una mano mendicando e con l’altra prendendo appunti: cos il bordello di Madame Petite fu trasformato, per amore di letteratura, in Querelle de Brest. Grazie a Barcellona Andr Pieyre de Mandiargues con Il Margine vinse addirittura il Goncourt, molti lustri dopo che Mann ne scrisse nella Montagna incantata o che Orwell tessesse il suo Omaggio alla Catalogna.

Purtroppo, oggi la citt ignora tutti i suoi luoghi letterari e infatti l’unico tour narrativo dedicato a Carlos Ruiz Zfon, cui stato chiesto di riesumare e continuare la saga di Pepe Carvalho, il detective picaro e godereccio uscito dalla penna del suo alter ego reale. Manolo inizi a scrivere per una scommessa etilica tra amici e divenne presto un maestro della bistrattata novela negra, il poliziesco, considerato un genere minore da tanti suoi compagni marxisti e intellettuali snob della gauche divine catalana.

Cantore di un barcellonismo totale e popolare, di lavoratori e patuleia (malavita), di storia e povert, di linguaggi tanto nobili quanto feroci, Montalbn stigmatizz spesso la trasformazione della sua citt, sventrata e cementificata sin nella piazza che dal 2009 a lui dedicata: Plaza dura, la chiamano adesso, irridendo la colata di cemento, impersonale e deprimente. Cos Manolo, come Pepe, si concesse il lusso di guardare Barcellona da un osservatorio privilegiato: Vallvidrera, la montagna benestante che vigila sul centro, dove invece lui era nato; per la precisione in calle Botella, nel pi promiscuo quartiere Raval, ribattezzato Barrio Chino in omaggio alle Chinatown americane e popolato da un abbondante, varicoso, esperto, canagliesco, tenero puttaname.

Godibile anche come guida turistica, il libro accompagna il lettore in tutti i luoghi del cuore dello scrittore, inprimis il mercato della Boqueria, riserva spirituale e materiale dei gourmet, e Casa Leopoldo, pantagruelico ristorante in Carrer de Sant Rafael, un barrio dove prima dell’arrivo “dei missili intelligenti lanciati dagli urbanisti” comandavano puttane, gitani e marinai, una sorta di girone dei dannati composto in prevalenza da immigrati locali e reprasaliados, le vittime del franchismo.

Zigzagando tra sacro – la fontana della patrona Santa Eulalia a Plaza del Pedr – e profano – i club e gli alberghetti delle ramblas, prima che diventassero meta di pellegrinaggio turistico –, il saggio altres un pretesto succulento per rispolverare la storia recente, alias il franchismo. Anche Montalbn, nel 1962, fu incarcerato con futili e pretestuose motivazioni, lui che era studente di filosofia, acerbo giornalista, comunista e militante (come il padre) del Psuc, Partito Socialista Unificato di Catalogna. Non tutto il male gli venne per nuocere: dietro le sbarre, infatti, allen il suo talento culinario, scrisse il suo primo libro (Informe sobrie la informacin) e conobbe quello che poi sarebbe diventato la spalla di Carvalho, tale Biscuter.

Caduto il regime, tuttavia, la citt dei tre peccati capitali, anarchica, repubblicana e separatista perse presto la memoria, se non l’identit, cosa per cui ora le farmacie sembrano i caff e i caff farmacie. Ricorda l’amica e traduttrice Hado Lyria: Negli ultimi tempi Manolo non era contento di come Barcellona stesse cambiando, soprattutto gli faceva male la perdita del paesaggio e della memoria. Si forse avverata la profezia del perfido Borges: I catalani, poveretti. In Spagna nessuno gli vuole bene, in Francia li prendono per impostori? Ai posteri l’ardua sentenza.

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