Il Sole 24 Ore
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28 ottobre 2010

Nel private equity conta la riservatezza: Facebook è bandito

a cura di Enrico Bronzo


Alessandro Proto è il titolare della Alessandro Proto Consulting, attiva nel private equity, sede legale a Lugano sede operativa a Milano. L'ultima assunzione risale a due giorni fa.

«Al curriculum vitae do un'importanza pari al 10%. Ovviamente il cv deve dimostrare la competenza posseduta dal candidato. Nel caso specifico nel settore del private equity. L'altro 90% è costituito dall'empatia, dalla capacità che il candidato dimostra di avere con le altre persone. Io rispondo a tutti i curricula che ricevo, cinque al giorno. Nel corso del colloquio gli do una penna e gli dico di vendermela: se non lo sapranno fare come potranno vendere un'abitazione di lusso a un vip? Li faccio uscire dalla porta, suonare, presentarsi, stringere la mano e così via. Perché, appunto, un giorno avranno a che fare con personaggi ricchi e famosi a cui dovranno far vedere dimore in vendita o fare una consulenza a un top manager. Per questo devono sapersi relazionare anche con gente di quel livello. Devono inoltre avere una buona presenza e se hanno una pagina su Facebook la devono chiudere. Avevo un collaboratore che aveva scritto cose che non poteva - nel nostro settore la riservatezza è tutto - e una giornalista che aveva chiesto la sua amicizia era entrata poi in possesso di altre informazioni riservate. Non deve succedere più».

Cosa non dire durante un colloquio. Finita la breve intervista nell'ufficio vista Duomo, a Milano, ci mettiamo a parlare della vista delle guglie e gli suggerisco di sostituire la finestra a quattre ante con una vetrata unica. Mi incenerisce con lo sguardo: non avrei superato il colloquio, dimostrando empatia zero.

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28 ottobre 2010