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Crisi Trump-Kim: in una settimana bruciati in Borsa mille miliardi

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Crisi Trump-Kim: in una settimana bruciati in Borsa mille miliardi

(Ap)
(Ap)

Le tensioni tra Stati Uniti e Corea del Nord hanno fatto bruciare al mercato azionario mondiale circa mille miliardi di capitalizzazione in una settimana. Anche ieri è stata una seduta all’insegna dei ribassi. Ad alimentare l’avversione al rischio sono state le ultime dichiarazioni di Donald Trump affidate, come di consueto, a Twitter. «Le misure militari sono ora state allestite in pieno e pronte a colpire, in caso la Corea del Nord agisse incautamente» ha cinguettato Trump che anche nella serata di giovedì era tornato ad attaccare Pyongyang dopo le minacce di colpire la base militare statunitense di Guam, nel Pacifico, con un attacco missilistico.

Le schermaglie verbali tra Usa e Corea del Nord hanno avuto effetti negativi sulle Borse. A partire da quelle asiatiche con l’indice Hang Seng della Corea del Sud (-2,04%) a incassare il colpo più duro. In Europa tutti i principali indici hanno chiuso in forte ribasso. La peggiore è stata la Borsa di Milano che ha perso l’1,44% sull’indice Ftse All Share e l’1,5% sul paniere delle società a maggior capitalizzazione (Ftse Mib). Le perdite settimanali della Borsa di Milano, che da inizio anno si conferma la migliore in Europa (+12,61%), sono comunque leggermente inferiori alla media (nello stesso lasso temporale l’indice europeo Stoxx 600 ha perso il 2,77%).

Nell’ultima settimana gli indici peggiori in Europa sono l’Ibex 35 spagnolo che ha perso il 3,52% e lo Smi di Zurigo in calo del 3,19 per cento. La Borsa svizzera ha reagito negativamente all'apprezzamento del franco. La valuta, molto gettonata nelle fasi di avversione al rischio, nell’ultima settimana è risalita di oltre l’1% nel cambio con il dollaro al pari di altri monete rifugio come lo yen (+1,48% nelle ultime cinque sedute) e l’oro (+2,36%). Il nervosismo degli investitori emerge in maniera evidente anche dalle quotazioni del mercato obbligazionario. Gli investitori sono tornati a puntare sui titoli dei Paesi “sicuri” come la Germania. Ieri il rendimento del Bund a 10 anni (il cui andamento è inversamente proporzionale al prezzo) è sceso fino allo 0,38% riportandosi su nuovi minimi da fine giugno. Un calo che ha avuto ripercussioni sull’andamento dello spread italiano ieri a quota 164 punti come non accadeva da metà luglio.

In controtendenza rispetto al resto del mercato azionario Wall Street. Dopo tre sedute in ribasso (peggior flessione da maggio) gli indici della piazza americana ieri hanno recuperato terreno in una giornata in cui gli investitori hanno messo da parte la geopolitica per concentrarsi su un tema da ordinaria amministrazione: le mosse della Fed. La banca centrale americana, come noto, è impegnata in un piano di “normalizzazione” della sua politica monetaria dopo anni di tassi zero e iniziezioni di liquidità. Un piano che ha sortito i suoi effetti sul Pil, tornato a crescere, sulla disoccupazione, tornata a salire, ma che fatica a far ripartire l’inflazione.

L’ultima conferma in questo senso è arrivata ieri dalla rilevazione sull’andamento dei prezzi al consumo negli Stati Uniti la cui crescita a luglio è stata inferiore alle attese: +1,7% anno su anno contro un +1,8% messo in conto dagli analisti. Il dato ha penalizzato la valuta Usa con il dollar index (l’indice che misura i principali tassi di cambio) che si è svalutato di quasi mezzo punto percentuale sulla scommessa di una Fed più prudente in tema di rialzo dei tassi.

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