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Il primo azionista di Uber è SoftBank (con i miliardi del principe…

Hi-tech e finanza

Il primo azionista di Uber è SoftBank (con i miliardi del principe saudita)

In attesa della quotazione di Uber - prevista nel 2019 - giapponesi e sauditi staccano un assegno da 9 miliardi di dollari. Per prendersi un posto in prima fila. E posizionarsi come primi azionisti della società leader globale nei servizi di «ride sharing». Sia con il brand Uber che attraverso una complessa ragnatela di partecipazioni nelle concorrenti. SoftBank e un consorzio di investitori, tra cui Dragoneer Investment, General Atlantic e il private equity Tpg, hanno acquistato il 17,5% di Uber a 33$ per azione. Operazione che pone il valore della società a 48 miliardi $, il 30% in meno della valutazione vicina ai 70 miliardi del più recente round di fundraising della società californiana, un anno e mezzo fa.

L’accordo che conclude un negoziato con SoftBank avviato a novembre, permette agli azionisti della prima ora di Uber, i dipendenti e i venture capital Benchmark e First Round, di incassare un cospicuo tesoretto nonostante lo sconto del 30%.

L’alleanza con SoftBank è una vittoria per il nuovo ceo Dara Khosrowshahi, arrivato ad agosto. Uber perde circa 1 miliardo di dollari a trimestre e aveva bisogno di liquidità. L’accordo arriva alla fine di un anno orribile per la società travolta da una lunga serie di contenziosi e di scandali: dalla causa con Google Waymo per i furti di segreti sulla guida autonoma, alle accuse di molestie sessuali in azienda che hanno portato a giugno alle dimissioni del numero uno Travis Kalanick. Fino al recente attacco hacker e al furto di 57 milioni di dati personali di autisti e clienti. L’acquisto delle azioni di SoftBank, tuttavia, è una vittoria per il nuovo ceo soprattutto perché rafforza la governance di Uber: il board passa da 11 a 17 componenti, compresi quattro indipendenti. Vengono eliminate le «azioni a voto maggiorato». E finisce così fuori gioco un piccolo gruppo di dirigenti, compreso l’ex ceo Kalanick, che ancora condizionavano la gestione della società.

A SoftBank va il 15% di Uber. Agli altri del consorzio il restante 2,5%. Il fondo giapponese controllato dal miliardario Masayoshi Son, inoltre, investirà ulteriori 1,25 miliardi $ , con il prezzo delle azioni della società valutata però a 68 miliardi $. Senza sconto, dunque. SoftBank avrà due posti nel Cda e diventa così il primo azionista di Uber. Dietro i giapponesi però ci sono i sauditi. Nel 2016 il fondo sovrano dell’Arabia Saudita ha investito 3,5 miliardi $ in Uber. A questa quota si aggiunge la partecipazione in SoftBank: il sogno di Masayoshi Son di diventare il primo fondo mondiale nell’hi-tech è diventato realtà nelle scorse settimane. Dopo che il primo investitore del suo fondo da 100 miliardi $, denominato SoftBank Vision Fund, è diventato il principe Mohammed bin Salman, più noto come Mbs. L’uomo forte dell’Arabia Saudita che ha scatenato le purghe anticorruzione e arrestato 208 sceicchi a inizio novembre per consolidare il suo potere.

Nel complesso, il finanziere giapponese ha racimolato 98 miliardi: 28 miliardi li ha tirati fuori lui, 20 altri investitori, ma la fetta più grande, 50 miliardi, appartiene proprio al principe arabo Mbs, futuro re. SoftBank, a fronte di questa liquidità «monstre», ha un elevato indebitamento: 130 miliardi $. Motivo per cui diversi analisti parlano di «rating spazzatura» (S&P) o «appena sopra il livello junk» (Jcr rates). Ma continua a investire pesantemente nel digitale, nel fintech e nell’intelligenza artificiale.

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