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Il caso Ilva: buon senso e dialogo fanno bene a tutti

L'Analisi|l’analisi

Il caso Ilva: buon senso e dialogo fanno bene a tutti

Il ministro dello Sviluppo, Carlo Calenda, è riuscito a disinnescare la prima bomba a orologeria piazzata sotto l’Ilva. Regione Puglia e Comune di Taranto hanno rinunciato a chiedere al Tar la sospensiva per il decreto ambientale. Una scelta di buon senso, invocata anche dai sindacati, che scongiura il rischio spegnimento, a partire dal 9 gennaio, minacciato dallo stesso Calenda. Garantire la continuità operativa dell’Ilva è una condizione necessaria al raggiungimento degli obiettivi ambientali e industriali dell’acquirente, un impianto spento sarebbe una sconfitta per tutti gli attori in campo, e non solo sul piano industriale.

La mossa di Regione e Comune è una delle poche buone notizie di queste ultime settimane, mentre si attende ancora il via libera sindacale e il verdetto dell’antitrust europeo sul rischio di concentrazione per l’operazione di acquisizione. I tempi per la cessione rischiano di dilatarsi in maniera eccessiva rispetto a quanto preventivato. Per questo motivo ora il dialogo a livello istituzionale deve essere in grado di privilegiare la sintesi e la capacità di elaborare una soluzione pratica, senza alchimie.

Il confronto costruttivo tra Mise ed enti locali non deve fermarsi qui, perchè rimossa la richiesta di sospensiva resta ancora Il ricorso al Tar, presentato dalla stessa Regione e dal Comune: una pesante variabile che condiziona le decisioni di Am Investco sul futuro dell’Ilva. La cordata è chiamata a investire sul rilancio dell’Ilva, con il rischio che il suo piano ambientale, oggi recepito con decreto, venga invalidato in caso di accoglimento del ricorso. Il Governo potrebbe essere costretto a indennizzare Am fra due o fra tre anni, a rilancio e risanamento ambientale avviato.

Nessuno vuole realmente arrivare fino a questo punto. Tra le ipotesi di mediazione si è parlato di un addendum al decreto, ipotesi difficilmente praticabile, o di un accordo di programma in grado di recepire le osservazioni sollevate da Comune e Regione in materia ambientale. Bisogna alzare il piede dall’acceleratore prima che le automobili finiscano nella scarpata. Giocare al gioco del pollo con il destino di uno dei principali poli manifatturieri italiani non è una delle idee più brillanti per il rilancio della nostra industria.

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