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Automotive e moda. Così le reti di Iseo abbandonano il lago

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reportage

Automotive e moda. Così le reti di Iseo abbandonano il lago

«Dobbiamo fare attenzione, perchè è l’ora della pausa pranzo, e le ragazze vengono su velocissime con il motorino, vanno a casa a fare da mangiare ai figli». Fiorello Turla guida a rotta di collo lungo una strada dove ci passa a malapena la sua Ape. L’azienda, La Rete, è in fondo alla discesa, adagiata sulla costa di Monte Isola, di fronte alla sponda bergamasca del lago d’Iseo. Qui la lingua arancione di Christo, che due anni fa ha impacchettato il paesaggio del Sebino, non è arrivata.

Ma per Turla la posizione è magica lo stesso: «la logistica non la gestisco certo con l’Ape - spiega -, guardi lì in basso: quella chiatta è una delle ragioni per cui ho comprato questa azienda». Turla ha rilevato La Rete una ventina d’anni fa, con l’obiettivo di riposizionarla, riconvertendola dalla produzione di reti da pesca (annientata dalle produzioni a basso costo di manodopera) a quella di reti sportive e per la sicurezza. Questa realtà, che dà lavoro a una ventina di persone (controlla anche un’unità produttiva in Ungheria) è l’ultimo presidio manifatturiero dell’isola, erede della tradizionale attività isolana di produzione di reti per pesca, ormai completamente scomparsa.

«C’erano 700 persone a lavorare la rete sull’isola» spiega Turla, che è anche sindaco del piccolo centro sul lago. La Rete rifornisce molte squadre di calcio di serie A con reti colorate e personalizzate, ha fornito le porte per Italia 90, per i mondiali di Corea-Giappone, per svariati Europei, ed è in lizza per i Mondiali russi. «Uno dei miei più grossi clienti è a San Pietroburgo, ho buone possibilità - spiega Turla -. Gli affari veri, però, non si fanno con le squadre di calcio, ma con gli Oratori e i campetti di calcio a 5». L’altro business sono le ristrutturazioni edili. «Vendiamo reti di protezione e reti per contenere i calcinacci - spiega -. Il mercato è ripartito, abbiamo recuperato il gap con la crisi del 2008».

La capacità di diversificare dei retifici del Sebino bresciano (sono 24, più di quanti ne ospita l’intera Sicilia o l’intera Puglia, per citare due regioni «marinare») è il migliore manifesto della resilienza del made in Italy. I leader del distretto in questi anni hanno abbandonato l’isola-madre, crescendo e diversificando ulteriormente. Nello stesso periodo in cui Turla scommetteva su La Rete, Mario Ribola spostava la sua azienda, Far dalle rive del lago verso l’interno della Franciacorta proiettandola verso una dimensione industriale con potenzialità ancora inesplorate. «Avevamo troppi capannoni sparsi - spiega -, ci siamo spostati per motivi di spazio». Nonostante questo, oggi nel reparto di rifinitura dell’azienda, a Provaglio d’Iseo, non si riesce a camminare senza inciampare nelle reti. « Guardi questo documento storico della Camera di Commercio - spiega Ribola -: mio padre aveva cinque articoli a catalogo, ora ne ho più di 600, continuo a ricevere richieste. Mi cercano su internet: ormai mi limito solo a due fiere biennali». Ribola fa reti sportive, ma ha anche inventato il business delle reti di protezione per lo sci: «la prima - ricorda - l’ho installata io a Ponte di Legno, a titolo di prova». Ma la diversificazione dal business tradizionale di pesca&caccia in questi anni ha imboccato strade di ogni genere: reti per i parchi giochi, per l’arrampicata, anticaduta («le abbiamo vendute ovunque: dal teatro Pavarotti di Modena, alla Torre Eiffel»), per la realizzazione di componenti automotive («servono per le fusioni di materiali accoppiati in resina, alcune produzioni di componentistica per lo chassis della Lamborghini, per esempio, utilizzano le nostre reti»). Ribola ha 70 anni, ma non intende fermarsi: ha bisogno di telai moderni, vuole lavorare fibre innovative (il dyneema) per ambiti inesplorati («penso alla protezione dei campi da gara di tiro con l’arco, o di lancio del martello»). «Abbiamo bisogno di allargarci ancora - rivela - costruiremo su un terreno da 10mila metri, qui a fianco».

In questi anni si è trasferito verso l’interno (per la precisione a Corte Franca, in Franciacorta) anche il Retificio Ribola, storica azienda di Monte Isola, giunta ormai alla quarta generazione. Oggi il retificio vanta un vasto impianto produttivo, con numerosi telai Rachel e un impianto di confezione specializzato in svariati settori, tra cui reti di sicurezza, gabbie per allevamento del pesce e voliere. «Vendiamo soprattutto all’estero - spiega il titolare, Enrico Ribola - sia in Europa che in ambito extraeuropeo». Numerosi, spiega il titolare, i brevetti depositati: tra questi una particolare rete per i trampolini elastici e le barriere antimedusa. «La capacità di confezione e produzione stanno portando l’azienda a crescere ogni anno - aggiunge Ribola -. L’artigianalità non è stata dimenticata, è solo diventata 2.0: il marchio Ribola oggi è sinonimo di ottima rete e confezionamento sartoriale».

Ha bisogno di allargarsi anche Cittadini spa, l’azienda leader di questo micro-distretto. Cittadini ha compiuto una diversificazione totale dal mondo delle reti tradizionale, anche grazie alla scelta di verticalizzare al suo interno la produzione del filato. Ora, però, il mondo della pesca sta tornando a essere una delle principali fonti di business, tanto far crescere del 50% i ricavi dell’ultimo esercizio. Gran merito va alla capacità, sviluppata internamente, di lavorare il Dyneema, fibra ideale per realizzare le gabbie per l’acquacoltura. «Gran parte della popolazione mondiale si nutre ancora di pesce, il mercato è in crescita - spiega la titolare, Pia Cittadini -. Questa fibra costa 16 volte il nylon, è super-resistente, ma è difficile da gestire. Abbiamo specializzato i nostri telai e iniziato a lavorarla con successo». La signora Cittadini guida l’azienda con i figli Marco, Cesare e Paola. Oltre alla pesca 4.0 ci sono sono forniture all’automotive (filati per le principali case automobilistiche italiane), filati tecnici e moda. «Abbiamo esposto alcune nostre reti a Lineapelle, e sono piaciute - spiega Cittadini -. Poi le hanno volute stampate, poi accoppiate. Poi ci hanno chiesto i filati tinti per i nastri, morbidi come la seta ma resistenti. Oggi forniamo molte delle principali maison internazionali. La nostra forza è stata diversificare, innovare, sempre restando però nella fascia alta di ogni nostro mercato di riferimento».

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