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La ex Alcoa diventa Svizzera e riparte dopo un calvario che dura dal 2012

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La ex Alcoa diventa Svizzera e riparte dopo un calvario che dura dal 2012

Due firme per chiudere il capitolo Alcoa e aprire quello Sider Alloys. Il nuovo corso dell’alluminio parte da Portovesme e passa per la Svizzera. Al ministero dello Sviluppo economico (presenti il ministro Carlo Calenda e l’amministratore delegato di Invitalia Domenico Arcuri), alle 10.30 di domani 15 febbraio la firma dell’atto che sancisce il passaggio della fabbrica di alluminio primario della Sardegna sud occidentale dall’Alcoa a Invitalia (l’agenzia per l’attrazione di investimenti che in questa fase ha svolto un ruolo da cuscinetto) e quindi alla svizzera Sider Alloys.

Una firma che chiude un percorso tormentato, iniziato nel 2012 con la fermata delle celle elettrolitiche e l’avvio della mobilitazione per assicurare una continuità allo smelter che produceva una media di 150 mila tonnellate di alluminio primario in pani e billette con un fatturato di circa mezzo miliardo di euro. L’ingresso della svizzera Sider Alloys (azienda, con sedi in diverse parti del mondo e specializzata nella commercializzazione di metalli) apre le porte al programma di revamping degli impianti e quindi al riavvio della produzione grazie a un piano di investimenti che viaggia intorno ai 135 milioni di euro (previsto un contributo a fondo perduto di 8 milioni di euro, un finanziamento a tasso agevolato da 84 milioni di euro da rimborsare in otto anni - nell’ammontare complessivo sono compresi gli 8 milioni di euro stanziati dalla Regione Sardegna –, 20 milioni messi a disposizione dall’Alcoa per il riavvio mentre il resto viene garantito da investimenti di Sider Alloys), cui si dovrebbe aggiungere un impianto per circa 10 milioni di euro di Sider Alloys, da utilizzare per la produzione di vergelle.

Trovata anche l’intesa con l’Enel per la fornitura di energia ora si guarda al futuro. Ossia agli interventi da eseguire per rimettere in marcia gli impianti e riprendere la produzione. Il piano della Sider Alloys, che per l’approvvigionamento dell’allumina ha una discussione in corso con la Rusal, prevede la produzione di circa 150 mila tonnellate annue di alluminio primario e l’inserimento di 376 lavoratori diretti e 70 a contratto. A questi se ne potrebbero aggiungere altri 50 in caso di riavvio della cosiddetta “fabbrica degli snodi”. Per i prossimi giorni i sindacati hanno sollecitato la convocazione di un incontro ufficiale per la discussione del piano industriale.

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