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Una nuova voragine ogni 36 ore: la mappa della Roma che sprofonda

VORAGINI IN città

Una nuova voragine ogni 36 ore: la mappa della Roma che sprofonda

A Roma nei primi tre mesi dell’anno si sono spalancate 44 voragini. Sprofonda un crepaccio ogni 36 ore. È il primato assoluto dell’abisso quotidiano. Più sotto troverete tutti i dati dell’Ispra sul crollo urbano, dati anche sorprendenti; e racconterò le contromisure. I quartieri più colpiti dai baratri cittadini paiono il Prenestino e il Casilino, il Tiburtino, la zona del Portonaccio. Soprattutto i quartieri orientali. Il Servizio Geologico dell’Ispra ha censito a Roma 3.320 inghiottitoi. Ripeto: 3.320 voragini.
I crepacci ingoiano con sé terra, asfalto, arredi urbani, biciclette, immondizia, automobili, frammenti di marciapiede, erbacce, motorini, cassonetti per rifiuti, sassi. Finora gli sprofondamenti non hanno ingluviato persone: finora.

I precipizi si spalancano più spesso nel Municipio V e nel Municipio VII, ma la città sprofonda anche nel Municipio II e nel centro storico con le aree dell’Aventino, del Palatino e dell’Esquilino. Se sembra meno propensa a sprofondare, anche la porzione occidentale di Roma è sforacchiata dai crolli che si aprono in strade, giardini e piazzali, per esempio nei quartieri Portuense e Gianicolense.
Italiasicura, l’Autorità di Distretto e la Regione Lazio hanno individuato e pianificato sulla base del censimento dell’Ispra le opere necessarie per ridurre lo stato di pericolo.

Dove crolla Roma

Si pensava che l’anno nero fosse un insuperabile 2013, quando si contarono addirittura 104 smottamenti, cioè l’aprirsi di 1,9 crepacci la settimana, cioè lo sprofondare di 8,5 abissi al mese.
Erano illusioni. Il 2018 si è appena aperto con il cedimento di 44 dirupi in appena tre mesi, contando il 31 marzo. Se dovesse essere confermata la tendenza, a fine anno Roma potrà essere sforacchiata da un terribile groviera di 176 inghiottitoi.
I quartieri più cedevoli sono nella porzione orientale di Roma. I municìpi che crollano più spesso il Municipio V, il Municipio VII, il Municipio II (quartieri Tuscolano, Prenestino, Tiburtino) ma anche il centro storico con le aree dell’Aventino, del Palatino e dell’Esquilino. Ma non ne esente nemmeno la zona occidentale, come il recente baratro che si è aperto sotto via Livio Andronico alla Balduina.
Negli ultimi 8 anni si è assistito a un grave infittirsi delle voragini: per una decina d’anni, dal 1998 al 2008, si contava una media di “appena” 16 sprofondamenti l’anno; ora si è passati a una media di oltre 90 crateri l’anno (e il 2018 potrebbe addirittura raddoppiare questa terrificante media).

Il piano antivoragine

L’Ispra censisce le voragini che si aprono a Roma. Per voragini si intendono tutti gli eventi di grandi dimensioni sia di diametro che in profondità. Italiasicura, l’Autorità di Distretto e la Regione Lazio hanno individuato e pianificato le opere necessarie per ridurre lo stato di pericolo e hanno commisurato l’investimento complessivo per garantire in 10 anni la prevenzione strutturale e la massima sicurezza possibile dal rischio idrogeologico in città.

Il programma deve durare almeno dieci anni e per questo motivo ha bisogno di continuità politica e della massima e permanente collaborazione fra le istituzioni, dal Governo e poi la Regione, il Comune e i singoli Municìpi.

Il piano vuole mitigare i rischi che minacciano circa 250mila romani, una quota di popolazione che fa di Roma la capitale europea che ha in aree a rischio geologico e di alluvione il maggior numero di abitanti, beni culturali, attività economiche, infrastrutture e servizi.

VORAGINI A ROMA

Il dettaglio del piano: spendere un miliardo

Per il complesso degli interventi di prevenzione strutturale nell’area urbana e fino alla foce di Fiumicino è stato calcolato un fabbisogno di risorse finanziarie pari a 871 milioni per realizzare 155 interventi di varia tipologia:

• 783 milioni per 127 opere di contrasto al rischio alluvione
• 86 milioni per 28 opere per mettere in sicurezza diverse aree cittadine dal pericolo frane.

A questo valore vanno aggiunti almeno

• 15 milioni l’anno per gestire la manutenzione ordinaria e tenere in efficienza vie d’acqua come canali e fossi interni in stato di grave degrado o addirittura “tombati” da vegetazione spontanea e rifiuti
• 4 milioni l'anno per verifiche e interventi preventivi sulle voragini urbane.

Complessivamente la cifra è di 1.040 milioni. Oggi sono disponibili i primi 104 milioni, già previsti per progetti inseriti nel piano città metropolitane di Italiasicura.
Il fabbisogno di risorse comporta però impegni finanziari annuali per almeno 100 milioni di euro per garantire la copertura sia di interventi contro il rischio alluvioni, frane, voragini, sia la manutenzione ordinaria e straordinaria.

NUMERO DI VORAGINI NEGLI ULTIMI DUE ANNI PER MUNICIPIO

Ecco perché si spalanca il baratro

Gli strapiombi del terreno si spalancano per due motivi: una causa profonda (le condizioni del terreno) e una causa innescante (la pioggia). Serve una pioggia intensa e battente per ammorbidire il terreno e consentirgli di muoversi fino a crollare. Il 2018 appare finora molto piovoso, più piovoso del solito, dopo un 2017 così secco da avere inaridito e reso friabile in terreno sotto i piedi dei romani.
Così dopo ogni pioggia intesa si aprono i baratri sotto le strade e le case.
Ma serve anche la causa profonda, cioè serve un terreno dove i drenaggi non riescano a portare via l’acqua e dove vi siano cavità sotterranee.
Non funziona la rete dei “sottoservizi” che scolano la pioggia, gli scoli perdono acqua che scioglie il terreno, vi sono cavità (scavi antichi o tracciati recenti per il passaggio di tubi e cavi) in cui l’acqua che scorre si raccoglie ed erode il terreno, e la cavità inghiotte tutto ciò che sta sulla superficie.

Attenti al buco

La distribuzione degli inghiottitoi nei Municìpi vede più cedevoli le zone orientali della città, ma tra i quartieri il peggiore di tutti è il Quinto Municipio, dove l’Ispra ha censito circa 550 crateri compresi quelli storici del passato più remoto; pessimi anche il Quarto, l’Ottavo e il Nono municipio. Il più saldo è il Decimo Municipio. Questi i dati storici complessivi.

Simili i risultati anche sui dati relativi agli ultimi 50 anni: dal 1960 le condizioni peggiori di sprofondamento sono nel Primo e Secondo Municipio, ma anche Quinto e Settimo.

Ed ecco i dati Ispra sugli ultimi 2 anni: i quartieri che s’inghittono più spesso si confermano il Primo Municipio (25 abissi), il Secondo (36) , il Quinto Municipio (31) e il Settimo (27 cedimenti).

Sono così classificate aree ad alto rischio questi rioni (tra parentesi il Municipio di appartenenza): Quadraro-Columella (V), Prenestina-Buie d’Istria (V), Casilina -Villa Gordiani-Villa De Santis (V), Aventino Santa Prisca (I), Centocelle via Ceccano (V), Tuscolano-Nocera Umbra (VII), Prenestino via Dulceri-via Bufalini (V), Monteverde via Bartoli-Poerio (XII), Portuense-Giannetto Valli (XI), Tor Pignattara via Filarete (V).

I laghi nel sottosuolo

Sotto i piedi dei romani si nascondono catacombe e ipogei privati, vi sono gli antichi templi nascosti come i mitrei. Sono stati scavati cunicoli idraulici per il deflusso delle acque, e vi sono le cave sotterranee di tufo o di pietra. E si aprono ampie cavità piene d’acqua, laghi sotterranei sotto la circonvallazione gianicolense; nella zona Portuense Ospedale Forlanini; sotto il Celio–Tempio di Claudio. In tutto, vi sono spazi pari a 32 chilometri quadri.

La cronaca del dissesto

Non vi sono solamente i baratri che s’aprono fra le case. Il censimento dell’Ispra ha contato anche 383 frane e 28 zone a rischio frana, 250mila cittadini a rischio di alluvione, circa 700 chilometri di vie d’acqua (canali, fossi, scoli, residui di torrenti) in stato di grave degrado perché molti sono stati chiusi e interrati senza dare all’acqua la possibilità di sfogarsi. Nel fiume Tevere (9 chilometri di rive in degrado con 2,7 chilometri di banchine in smottamento) ci sono i relitti di 22 barche e chiatte affondate. È cementificato da costruzioni e altri manufatti — spesso abusivi — circa un decimo della superficie di golena nel letto del fiume Tevere: elementi costruttivi occupano 120 dei 1.150 ettari di golena.

Il dettaglio: ecco i quartieri a rischio frana

Secondo il controllo dell’Ispra sono particolarmente a rischio di frana per gli smottamenti recenti le zone:
• collina di Monte Mario
• viale Tiziano
• Monteverde Vecchio
• Balduina

Il dettaglio: 250mila romani a rischio alluvione

Le cartografie aggiornate dell’Autorità di Distretto sulle aree alluvionabili mostrano fragilità mai affrontate in modo strutturale. Oggi il rischio di allagamento oggi riguarda 1.135 ettari di città in cui vivono e lavorano circa 250mila: è la più elevata esposizione d’Europa.

Roma ha zone e infrastrutture — strade, ponti, linee elettriche, sottopassaggi, fognature strade ferrate, cavalcavia, linee telefoniche — che non reggono nemmeno un acquazzone più impetuoso del solito, come si è visto il 10 settembre e il 5 novembre scorsi. Una parte del sistema fognario non è più in ordine, manca la manutenzione corretta e continua dei tombini e sono inefficienti — in gran parte scomparsi sotto decenni di calcinacci e rifiuti edili ma anche per il rigoglio della vegetazione spontanea — circa 700 chilometri di fossi, ruscelli, canali, scoli e torrenti che una volta portavano l’acqua al Tevere e all’Aniene.

Le alluvioni sono entrate a far parte della storia ufficiale e popolare della città, quando fin dall’antichità l’acqua del Tevere è giunta a livelli di grande pericolosità. Nata con il fiume, Roma è sempre stata una vera città fluviale con diversi porti e scali animati da un traffico notevole di passeggeri e merci.

Gli allagamenti sono registrati fino dai tempi più remoti e dall’Unità d’Italia a oggi sono state quattro le alluvioni maggiori:

• 1870. altezza 17,22 metri, portata del Tevere 3.300 metri cubi d’acqua al secondo
• 1937: altezza 16,84 metri, portata 2.900 metri cubi d’acqua al secondo
• 1947: altezza 14,53 metri, portata 2.300 metri cubi d’acqua al secondo
• 2012: altezza 13,49 metri, portata 1.933 metri cubi d’acqua al secondo
L’allagamento del 28 dicembre 1870 (con 17,22 metri a Ripetta) diede il via al Progetto Canevari per gli alti Muraglioni di travertino in centro storico che vediamo oggi. La loro costruzione durò circa mezzo secolo, conclusa nel
1926.


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