Economia

Mediobanca: industria italiana sempre più dipendente da Fca

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IL RAPPORTO ANNUALE

Mediobanca: industria italiana sempre più dipendente da Fca

Per le imprese italiane il 2017 è stato un anno «da non sprecare» in un contesto nel quale i destini della manifattura tricolore sono sempre più legati a quelli di Fca. Ne sono convinti gli analisti dell'Area Studi di Mediobanca, che hanno intitolato con questo monito l'annuale «Dati cumulativi di 2.075 società italiane», 57esima edizione dell'indagine sui dati di bilancio aggregati delle principali imprese del nostro paese. Lo scorso anno il fatturato complessivo del campione è cresciuto del 5,8%, facendo segnare il primo aumento dopo quattro anni di flessione continuativa dal 2013.

Bene il mercato interno
Il dato beneficia del risveglio del mercato interno (+5,2%, miglior dato dal 2010) e del +7,1% dell'export, la cui spinta è tuttavia dimezzata rispetto al 2010 e 2011, ultimo biennio di crescita prima della successiva stagnazione, quando aveva fatto segnare rispettivamente +12,9% e +18,3%). Nel 2017, secondo Mediobanca, le imprese italiane si sono rialzate «dopo un doppio knock-out» (la crisi globale del 2008 e la crisi del debito dal 2012 in avanti) e proprio per questo gli analisti invitano a non invertire la rotta, dato che «la terza volta non è detto che ci si rialzi».

Le principali nubi all'orizzonte, nota il rapporto, sono date dalle tensioni nel commercio internazionale e, sul fronte interno, dalla frenata delle imprese di costruzione (-3,5% il fatturato 2017) che segnala la «stagnazione dei grandi progetti, dei grandi cantieri». Spaventa meno, invece, il previsto aumento dei tassi di interesse, dato che le imprese italiane «lo affronteranno dopo aver completato o avviato il rafforzamento patrimoniale».

Tre settori in controtendenza
Nel 2017 sono tre i settori con ricavi in calo (erano 11 nel 2016): oltre all'edilizia, si tratta di stampa-editoria (-3,3%) ed emittenza televisiva (-1,9%). L'indagine dell'Area Studi di Mediobanca comprende i dati economico-finanziari esclusivamente delle attività italiane di 2.075 società industriali e terziarie di grande e media dimensione, che rappresentano il 50% del fatturato industriale del nostro paese, il 50% di quello manifatturiero, il 37% di quello dei trasporti e il 41% della grande distribuzione. Sono incluse tutte le aziende con più di 500 dipendenti e circa il 20% di quelle di medie dimensione (tra 50 e 499 addetti).

Fisco più leggero
Nel 2017 le imprese italiane hanno beneficiato di un «fisco più leggero», con un tax rate effettivo pari al 20,8% contro il 28,3% del 2013. Nel dettaglio, lo scorso anno il tax rate era al 23% per la manifattura (dal 29,5% del 2013) e al 20,9% per il terziario (da 33,3%). Il peso del fisco, spiegano gli analisti, si è via via ridotto negli ultimi anni con tutte le revisioni dell'Irap e, lo scorso anno, con il taglio dell'Ires per le imprese industriali al 24% dal 27,5 per cento varato dal governo Renzi.

Fca arbitro dell’industria italiana
Venendo ai singoli gruppi, Fca è «arbitro del futuro manifatturiero italiano», data la sua rilevanza nel comparto. Se infatti il fatturato complessivo dei grandi gruppi manifatturieri è cresciuto del 6,9% lo scorso anno dal 2016 e del 15,1% rispetto al 2008, al netto del gruppo Fca le variazioni sarebbero rispettivamente di +6% e -7,7%. Le attività italiane del gruppo Fca (inclusa Cnh) hanno generato 1,2 milioni di utili operativi giornalieri nel corso del 2017. Per Fca in Italia si tratta di un deciso turnaround rispetto ai 4 milioni di perdite operative giornaliere registrate ancora nel 2014. Il rosso si era poi ridotto a 3 milioni nel 2015 e a 1,2 milioni nel 2016

Discorso analogo si può fare sui margini industriali: la grande manifattura italiana ha visto un +74,7% nel 2017 e un +80,8% dal 2008, ma si sarebbe fermata a +16,5% e +48,6% senza Fca. Dal 2008 il gruppo Fca in Italia ha visto un aumento del fatturato del 39,2%, a fronte di un calo dell'1,3% del numero di dipendenti (che si mantengono comunque oltre quota 80mila), un +32,9% del valore aggiunto per dipendente e un +25,2% del costo del lavoro per dipendente.

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