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L’innovazione secondo Etro: a Milano anche il pubblico potrà vedere la nuova collezione

A volte succede: ciò che fino al giorno prima era tabù o sembrava impossibile o irrealizzabile, il giorno dopo diventa realtà. Grazie a una scommessa, una mossa a sorpresa, un piccolo grande atto di coraggio. In questo caso parliamo della decisione di Etro di aprire al pubblico la presentazione della collezione autunno-inverno 2018-2019, che si terrà domani dalle 11 alle 17 al Palazzo del Ghiaccio. Un evento inserito nel calendario ufficiale di Milano moda uomo e quindi di solito aperto solo a chi ha l’invito: buyer, clienti vip, giornalisti. Questa volta sarà diverso. Complici i social media, per una volta strumento unicamente (pro)positivo. Prenotandosi su facebook.com/etro, instagram.com/etro o twitter.com/etroofficial si potrà assistere, da “fortunati profani” alla presentazione che il direttore creativo Kean Etro ha chiamato Dandy Detour.

Era il settembre 2016 quando il sindaco di Milano Giuseppe Sala, partecipando per la prima volta a una conferenza stampa sulle sfilate, invitò il mondo della moda a seguire l’esempio del design, aprendosi alla città. Suscitò reazioni a metà tra il diplomatico e lo scettico e resta vero che le fashion week (quattro all’anno) sono eventi diversi dalla settimana del mobile di aprile. La scelta di Etro però – che celebra con questa apertura al pubblico i 50 anni del marchio – potrebbe essere un esempio. Non necessariamente, come ha sempre detto il presidente della Camera della moda Carlo Capasa, occorre rendere le sfilate “pubbliche”. La creatività delle aziende e dei rispettivi stilisti o proprietari può trovare mille altri modi per «aprirsi alla città», come chiesto da Sala.

Si possono organizzare mostre, celebrare luoghi o palazzi in molti casi ignoti persino a chi vive a Milano. La tecnologia può essere usata come amplificatore, online e offline, di ogni iniziativa. L’edizione di Milano moda uomo che si apre stasera con la sfilata di Ermenegildo Zegna va in questa direzione: meno sfilate “classiche”, ermeticamente chiuse a chi non ha un invito nominale, più presentazioni ed eventi all’aperto, che contribuiscano a consolidare la leadership di Milano. New York ha cancellato le giornate dedicate alla moda uomo, lo stesso ha fatto Londra. Resta Parigi, certo. Ma Milano, come ama ricordare Guglielmo Miani, presidente dell’Associazione Monte Napoleone è Italy’s best kept secret il segreto meglio custodito d’Italia: gli spazi per stupire sono immensi.

A proposito di (ri)scoperte, da segnalare (si vedano gli articoli a pagina 17) il cambio di location di Prada, che dal suo inviolabile quartier generale si sposta in viale Ortles. La sfilata non sarà aperta al pubblico, ma grazie a internet si accenderanno i riflettori su una zona poco conosciuta della città. In via Gesù invece si sperimenterà un nuovo sistema di illuminazione a bassissimo impatto ambientale. Perché Milano, ancora una volta grazie all’impegno di Carlo Capasa, batte ogni altra capitale della moda sulla sostenibilità: in settembre alla Scala sono stati consegnati i primi Green Carpet Award e a Pitti il percorso è stato “benedetto” da Carlo Calenda, il ministro dello Sviluppo economico che più ha fatto per il tessile-moda. Dopo anni dedicati a unire i diversi attori a un tavolo (obiettivo centrato, come dimostra la nascita, il 1° gennaio, di Confindustria Moda), Calenda ha detto che «il prossimo obiettivo per restare leader nel mondo globalizzato è la sostenibilità». Milano è pronta.

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