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Pitti si evolve da fiera a laboratorio di idee. E i buyer aumentano

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Industria + Finanza

Pitti si evolve da fiera a laboratorio di idee. E i buyer aumentano

Pitti Uomo passa il testimone alla sfilate milanesi con una effervescenza di compratori, soprattutto stranieri, e confortanti prospettive di ripresa di Russia e Spagna, seguite da Cina (in particolare Hong Kong) ed Europa, guidata dalla Germania.L’indicazione arriva dalle aziende espositrici (1.243 marchi, per il 45% esteri) ed è confermata dai primi dati di affluenza: +2,5% la stima provvisoria rispetto ai 24.300 buyer del gennaio 2016. Pitti Uomo non è solo l’appuntamento più importante al mondo per la moda maschile: è diventato un motore di idee e di progetti, come la sfilata di Brooks Brothers accompagnata dal vivo dall’Orchestra Filarmonica italiana sotto i dipinti del Vasari nel Salone de’ Cinquecento in Palazzo Vecchio; la performance di acrobati che indossano la nuova linea di jeans Replay; la sfilata dei giapponesi Undercover e Takahiromiyashita alla Stazione Leopolda.

«Tra i mercati in crescita c’è innanzitutto la Russia – spiega Andrea Lardini, presidente dell’azienda marchigiana di abbigliamento di fascia alta e che ha aperto due corner a Mosca con Bosco dei Ciliegi – il mercato per noi vale ancora poco, circa tre milioni, ma sta accelerando. Continuiamo a investire anche sul Giappone, che rappresenta uno sbocco strategico, e sulla Spagna, dove abbiamo aperto la prima filiale diretta, Lardini Iberica, che ha già prodotto tre corner nel department store El Corte Inglés». Lardini ha chiuso il 2017 (al 30 settembre) con 70 milioni di fatturato (per il 65% all’estero), un margine operativo lordo del 12% e altri tre milioni di investimenti in tecnologie, che portano il totale dell’ultimo triennio a quota 17 milioni. Il marchio proprio, Lardini, vale il 50% dei ricavi (il resto sono produzioni per grandi marchi) ed è destinato a crescere ancora: «Quest’anno prevediamo un +10% - aggiunge Andrea Lardini – e l'obiettivo al 2020 è superare i 100 milioni di ricavi».

Guarda alla Russia anche Harmont&Blaine, il marchio napoletano del bassotto che ha chiuso il 2017 con oltre 85 milioni di fatturato (+6%) e punta a una crescita ancora più robusta quest’anno. «La Russia era il nostro best spender prima della crisi che l’ha colpita – spiega l’amministratore delegato Paolo Montefusco – L’obiettivo è che torni uno sbocco importante e per questo stiamo definendo un accordo con un partner». Harmont&Blaine sta accelerando inoltre in Cina – dove prevede 27 punti vendita nei prossimi quattro anni – e in Spagna: «Grazie alla partnership con El Corte Inglés apriremo 14 nuovi shop-in-shop entro l’anno, che si aggiungeranno agli otto attuali».

La Spagna rappresenta un mercato di espansione anche per Herno, il marchio di piumini e capispalla di lusso di Claudio Marenzi che ha come primo mercato estero il Giappone e ora vuole spingere su Stati Uniti e Russia. «In questo momento l’America non è un mercato brillante – spiega Marenzi, che è anche presidente di Pitti e di Confindustria Moda – vedo grandi opportunità di crescita per il marchio. Per il resto va bene l’Europa, soprattutto la Germania, e ha ripreso la Russia, dove nel 2017 abbiamo aperto due negozi. Continuiamo a non essere presenti in Cina, anche se lo considero il mercato dei prossimi 50 anni, perché penso che l’azienda non sia ancora pronta». Herno chiude il 2017 con 96 milioni di fatturato, margine operativo lordo del 14% e forti investimenti: «La prima preoccupazione in questo momento non è tanto il margine quanto far crescere il marchio - conclude Marenzi – e quest’anno prevediamo una crescita ulteriore del 10-12%». La Russia «sta riprendendo molto bene» per Paul&Shark, il marchio di Andrea Dini che chiude il 2017 a 151 milioni di fatturato (+5%), per il 90% all’export, e un ebitda al 20%. «Accanto alla Russia puntiamo sulla Cina e sulla Germania, che sta andando molto bene, e poi su Canada e Medio Oriente», dice il direttore generale Enrico Airoldi, prevedendo un ulteriore aumento dei ricavi del 5% per il 2018.

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