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Onu, Atene blocca la condanna Ue alla Cina sul rispetto dei diritti umani

ritorsioni dopo il mancato accordo sul debito

Onu, Atene blocca la condanna Ue alla Cina sul rispetto dei diritti umani

il premier greco Alexis Tsipras
il premier greco Alexis Tsipras

La vicenda del debito greco estende i suoi effetti negativi alla politica estera dell’Unione europea. La Grecia ha bloccato a sorpresa una dichiarazione dell'Ue alle Nazioni Unite che criticava le violazioni dei diritti umani da parte della Cina. Una decisione che secondo alcuni diplomatici dell'Unione ha indebolito gli sforzi di Bruxelles per convincere Pechino a ridurre la pressione su attivisti e dissidenti.

L'Ue, che cerca di promuovere la libertà di parola e di porre fine alla pena capitale in tutto il mondo, doveva fare la sua dichiarazione la settimana scorsa al Consiglio delle Nazioni Unite sui diritti umani a Ginevra, ma all’ultimo momento non è riuscita a vincere la resistenza di Atene che ha posto il veto bloccando la dichiarazione che necessita del sì di tutti i 28 Stati membri dell'Unione. Un brutto colpo per Bruxelles.

È la prima volta secondo Amnesty international e Human Rights Watch che l'Unione europea non riesce a presentare una sua dichiarazione alle Nazioni Unite in materia di diritti umani.

Atene: «Critiche non costruttive»
Un funzionario del ministro degli Esteri greco ha dichiarato alla Reuters che Atene ha bloccato la dichiarazione, definendola «come una somma di critiche non costruttive alla Cina» e ha detto che i colloqui dell'Ue con la Cina al di fuori delle Nazioni Unite sono il modo migliore per condurre questo tipo di discussioni. «La posizione della Grecia è che la mancanza di effetti costruttivi e in molti casi critici nei confronti di determinati paesi non favorisce la promozione dei diritti umani in questi Stati, né lo sviluppo della loro relazione con l'Ue»ha detto un portavoce del ministro degli Esteri greco in modo ufficiale.

Presentata tre volte l'anno, la dichiarazione consente all'Ue un modo per evidenziare possibili abusi da parte degli stati di tutto il mondo su questioni che altri o singoli paesi non sono disposti a sollevare.

L'impasse diplomatico è l'ultimo colpo alla volontà dell'Ue di proporsi come difensore dei diritti umani e solleva pesanti dubbi sul cosiddetto “soft power” del gigante economico europeo. Bruxelles ad esempio promuove da anni l’abolizione della pena di morte e sostiene la libertà di stampa nel mondo.

La Cina è il secondo partner commerciale della Ue dopo gli Usa. Bruxelles ha recentemente visto con favore Pechino come un alleato contro le politiche del nuovo presidente Usa, Donald Trump, nella lotta contro il cambiamento climatico e il protezionismo commerciale. Ma mentre i legami commerciali con Pechino crescono speditamente, la Ue trova molte difficoltà a sostenere una politica in difesa dei diritti umani in Cina senza scatenare pericolose reazioni del gigante asiatico.

La cinese Cosco Shipping, al quarto posto per numero di container al mondo, ha acquistato lo scorso anno una quota del 51% nel porto del Pireo, il più grande della Grecia, uno snodo strategico della cosiddetta Via della Seta, il piano di infrastrutture e legami commerciali voluto da Pechino per sostenere la liberalizzazione di commerci e contenere le spinte protezioniste.

Anche l'Ungheria di Viktor Orban, un altro paese europeo grande destinatario di investimenti cinesi, ha bloccato ripetutamente le dichiarazioni dell'Ue che criticano il mancato rispetto dei diritti nella Cina comunista guidata dal presidente Xi Jinping.

Non a caso il portavoce del ministro degli Esteri greco ha dichiarato che «ci sono stati anche altri paesi che hanno espresso riserve simili». Un diplomatico dell'Unione europea ha espresso la possibilità che la decisione della Grecia di bloccare la dichiarazione di condanna nei confronti della Cina sia maturata in un clima di frustrazione e in risposta alla mancata aspettative di Atene sulla soluzione della questione del debito con il Fondo Monetario Internazionale e i governi dell'Ue che hanno accettato di rilasciare fondi per consentire il pagamento di debiti della Grecia la scorsa settimana a Lussemburgo, ma rinviando la soluzione del problema alla fine del piano di aiuti nel 2018 .

Alla domanda sulla correttezza della decisione della Grecia di porre il veto alla risoluzione a Ginevra un portavoce del ministero degli Esteri cinese, Geng Shuang, nel corso di un briefing periodico a Pechino ha dichiarato: «Esprimo apprezzamento per il paese (la Grecia ndr) dell'Unione europea che ha saputo mantenere una corretta posizione. Noi ci opponiamo alla politicizzazione dei diritti umani e all'uso delle questioni in materia di diritti umani per interferire con gli affari interni di altri paesi», ha concluso il diplomatico Geng .

La questione è subito rimbalzata oggi a Palazzo Berlaymont a Bruxelles, sede della Commissione europea. Margaritis Schinas, portavoce della Commissione europea, nel corso della consueta conferenza di mezzogiorno ha declinato ogni commento in risposta a una domanda dei giornalisti, rinviando a una possibile conferenza successiva di un vice presidente della Commissione Ue titolato a parlare in materia di politica estera. Evidentemente la questione è molto sensibile.

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