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L’Ue: «Amazon paghi le tasse non versate al Lussemburgo». Irlanda deferita alla Corte di giustizia per Apple

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
BRUXELLES - La Commissione europea ha annunciato oggi un nuovo giro di vite nel campo degli illegittimi aiuti di Stato di cui hanno goduto alcune multinazionali grazie a particolari accordi fiscali. L'esecutivo comunitario ha chiesto ad Amazon di rimborsare al Lussemburgo tasse non versate per un totale di 250 milioni di euro. Nel contempo, ha deciso di trascinare davanti alla Corte europea di Giustizia il governo irlandese per non avere ancora recuperato 13 miliardi di euro dovuti da Apple.

«Il Lussemburgo ha dato illegali benefici fiscali ad Amazon, permettendo alla società di evitare qualsiasi tassazione su tre quarti dei suoi profitti nell'Unione europea – ha detto durante una conferenza stampa qui a Bruxelles la commissaria alla Concorrenza Margrethe Vestager –. In altre parole, ad Amazon è stato consentito di pagare ammontari fiscali quattro volte meno elevati di società locali soggette alle stesse regole nazionali. Abbiamo quindi assistito a illegittimi aiuti di Stato».

La decisione contro il Lussemburgo e Amazon giunge dopo una indagine iniziata nel 2014. La società ha goduto di un generoso accordo fiscale dal 2006 al 2014, ha spiegato la signora Vestager. In un comunicato, la società americana ha respinto l'addebito, e spiegato che valuterà la possibilità di fare appello: «Riteniamo che Amazon non abbia ricevuto alcun trattamento speciale dal Lussemburgo e di aver pagato le tasse in piena conformità con la legislazione fiscale lussemburghese ed internazionale».

Sempre oggi, la Commissione europea ha annunciato di avere fatto ricorso contro il governo irlandese, riproverandogli di non avere ancora recuperato illegittimi aiuti di Stato garantiti ad Apple, sempre grazie a un tax ruling. Nell'agosto dell'anno scorso, l'esecutivo comunitario aveva denunciato l'esistenza di un accordo fiscale tra Dublino e la società americana, chiedendo ad Apple di versare all'Irlanda mancato gettito fiscale per 13 miliardi di euro.

«Le regole prevedono che il governo abbia quattro mesi per adempiere alla decisione comunitaria – ha detto la signora Vestager –. Ad oggi, il governo irlandese non ha recuperato il denaro, e neppure parte del denaro. Ci rendiamo conto che la questione è complicata ma ci aspettiamo da parte dei paesi sufficienti progressi». Il tema è delicato per Dublino: il governo teme evidentemente di mettere a rischio il rapporto con le molte multinazionali che hanno sede sul territorio nazionale.

In un comunicato, il governo irlandese si è detto «estremamente deluso» dalla decisione di Bruxelles. «L'Irlanda è pienamente impegnata nel recuperare il presunto aiuto di Stato di Apple», ha spiegato Dublino, notando tuttavia quanto “complessa” sia la questione. L'Irlanda non condivide l'analisi della Commissione europea, ma nel suo comunicato di oggi ha ribadito che intende «rispettare pienamente lo stato di diritto nell'Unione».

Nel corso degli anni, alcuni governi hanno offerto alle multinazionali accordi fiscali che hanno permesso a queste ultime di dirottare utili verso questi paesi nei quali la tassazione era bassa. Bruxelles vede in queste intese possibili illegittimi aiuti di Stato. Ha già preso decisioni relative ai casi di Apple (in Irlanda), di Starbucks (in Olanda), di Fiat e Amazon (in Lussemburgo) e di una trentina di società in Belgio. Ancora aperti sono i casi relativi ad Engie e McDonald's (sempre in Lussemburgo).

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