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Catalogna, Puigdemont alle corde: cosa succede se scatta…

GLI SCENARI

Catalogna, Puigdemont alle corde: cosa succede se scatta l’articolo 155

Il presidente della Generalitat, Carles Puigdemont
Il presidente della Generalitat, Carles Puigdemont

Resta in bilico il rapporto tra Madrid e Catalogna. Il governo di Mariano Rajoyha imposto al presidente del governo locale, Carles Puigdemont, un ultimatum di cinque giorni per «fare chiarezza» sulla dichiarazione di indipendenza firmata lo scorso martedì. Se Puigdemont confermerà la secessione, sia pure «sospesa» in vista del dialogo con Madrid, Rajoy applicherà l'articolo 155 della Costituzione, che consente di «attuare le misure necessarie per l'adempimento dei suoi obblighi» alle regioni che «non osservano i doveri» della Carta e «attentano all'interesse generale della Spagna». Il leader catalano dovrà dare una risposta entro le 10 di lunedì 16 ottobre, dando tempo anche all'esecutivo di Rajoy di calibrare una mossa mai sperimentata nella storia della Spagna post-franchista. Il quadro, però, resta abbastanza confuso.

1) La Catalogna si considera indipendente? O no?
È quello che dovrà essere chiarito dalla risposta di Puigdemont. Madrid ha accusato il leader catalano di una «premeditata confusione» nel discorso al parlamento locale dello scorso martedì. Puigdemont ha prima dichiarato l'indipendenza, per poi annunciare che sarà «sospesa» nella speranza di una negoziazione con Madrid. Il governo locale sta cercando di trattare le condizioni di una maggiore autonomia senza passare per la rottura totale con il governo di Mariano Rajoy e l'Europa, da subito schierata al fianco della Spagna.

I margini di dialogo, però, sono azzerati da un presupposto: il governo di Madrid non ha intenzione di avviare alcuna negoziazione fino a che la Generalitat, l'esecutivo catalano, non ritirerà una dichiarazione di indipendenza “figlia” di un referendum incostituzionale. Giuseppe Martinico, professore di diritto comparato alla Scuola superiore Sant'Anna di Pisa, è pessimista sull'evolversi della situazione: il muro contro muro è destinato a perdurare perché Barcellona si muove al di fuori della legalità e Madrid non concede nessuno spiraglio. «È difficile dialogare con chi nega la Carta costituzionale - dice – . D altra parte, è anche vero che Rajoy ha chiuso qualsiasi porta. Forse era possibile negoziando con un assetto di potere forse più simile al modello basco. Non si è fatto e siamo arrivati a questa strategia della tensione».

2) Madrid non poteva attivare direttamente l'articolo 155?
In realtà, proprio l'ultimatum imposto a Puigdemont rientra nella procedura costituzionale. Il governo, si legge nel testo dell'articolo, può attuare la misure straordinarie solo «previa richieste al presidente della Regione (cioè dopo averlo consultato, ndr)» e deve comunque passare per l'approvazione a maggioranza assoluta del Senato. La concessione di cinque giorni al leader catalano permetterà anche al governo di studiare una soluzione tanto drastica da essere ribattezzata, in gergo, «opzione nucleare»: di fatto, una sospensione dell’autonomia della comunità, architrave dell’assetto costituzionale spagnolo.
L'attuazione dell'articolo spiana la strada al commissariamento, una scelta mai adottata dalla promulgazione della Costituzione nel 1978 e dagli effetti abbastanza traumatici. A trarne beneficio, secondo Martinico, sarà proprio la «retorica nazionalista» dell'ala più radicale dei movimenti catalani.

3) L’Europa cosa può fare?
L’Europa ha ribadito a più riprese che si tratta di una «questione interna alla Spagna»: in altre parole, uno scontro su cui la Ue può fare poco, almeno a livello formale. Nei fatti, però, Bruxelles si è schierata a fianco di Madrid e più in generale dei suo «Stati sovrani», in virtù del fatto che il referendum del 1 ottobre si è svolto dopo la bocciatura della Corte costituzionale e non ha alcun valore ai sensi del diritto europeo. «L'Ue non ha già mediato perché non può toccare l'identità nazionale - dice Martinico -. Però sia la Commissione che il Presidente del Consiglio europeo Tusk hanno fatto tanto per far capire che la via dell'indipendenza non è quella auspicabile». I leader indipendentisti hanno dichiarato più volte che la neonata Repubblica catalana potrebbe restare comunque in Europa. Ma la prospettiva è esclusa: «Media e think tank catalani stanno facendo passare messaggi distorti - dice Martinico - Ad esempio che la Catalogna indipendente sarà nella Ue, e questo non è vero».

4) Ci sono vie d’uscita?
Quando e se si sarà sbloccata la situazione, Barcellona potrebbe ritentare la strada di una maggiore autonomia con vie legali e senza la rottura frontale con Madrid. E in questo caso la Ue potrebbe fare da arbitro, senza conflitti di interesse con il suo ruolo e senza venire meno alla terzietà richiesta sulle questioni nazionali. «Viste le premesse che si sono create - spiega Martinico - l' Ue potrebbe accettare di prendere posizione per negoziare».

5) Puigdemont che ruolo potrebbe giocare?
Il leader catalano è stretto fra più pressing. Oltre a quello nazionale di Madrid, Puigdemont deve mantenersi in bilico tra le richieste delle ali più oltranziste dell’indipendentismo (contrarie a compromessi) e una quota crescente di moderati che guardano con timore alle conseguenze economiche, fiscali e giuridiche dell’addio a Madrid. La fuga delle aziende catalane sta già mettendo a rischio il flusso di capitali nella regione, ma la conseguenza più grave sarebbe l’isolamento dal mercato unico dell’Eurozona. «Basterebbe concedere - conclude Martinico - qualche forma di autonomia. Forse Puigdemont dovrebbe farsi da parte e lasciare spazio alla comunità internazionale».

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