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Il boom di Airbnb fa salire i prezzi di case e affitti?

effetto «home sharing»

Il boom di Airbnb fa salire i prezzi di case e affitti?

Può Airbnb contribuire a far lievitare i prezzi di case in vendita e canoni di affitto? La sorprendente risposta è sì, almeno secondo uno studio redatto dagli economisti Kyle Barron, Edward Kung e Davide Proserpio, dell’Università della California Los Angeles, non ancora pubblicato ma anticipato nei contenuti dal Wall Street Journal. La ricerca ha preso in esame la dinamica dei prezzi nelle cento maggiori aree metropolitane degli Stati Uniti dal 2012 al 2016. L’effetto Airbnb è rilevante: lo studio ha scoperto che nelle zone dove il numero di offerte del servizio di home sharing aumentavano di oltre il 10%, anche gli affitti lievitavano dello 0,39% medio annuo mentre il prezzo delle case saliva dello 0,64%.

L’effetto Airbnb, stando a questo studio, non è marginale. Considerando che tra il 2012 e il 2016 il prezzo degli affitti è aumentato in media del 2,2% annuo, la “variabile” legata a un incremento del 10% degli annunci Airbnb pesa per quasi un quinto del totale. Mentre un incremento, poniamo, del 30% dell’offerta del servizio di home sharing porta al raddoppio dell’aumento medio del prezzo delle locazioni.

Ma come fa Airbnb a “gonfiare” i prezzi di case e affitti? «Noi ipotizziamo che il servizio di home sharing contribuisca a riallocare parte degli affitti a lungo termine a favore di un’offerta a breve termine - spiega Kung - destinata a turisti o comunque a soggiorni temporanei: questo riduce l’offerta di locazioni di lungo termine disponibili sul mercato, contribuendo all’aumento dei prezzi». Ma al di là di questa semplice relazione, l’economista dell’Università di Los Angeles sottolinea come Airbnb offra ai proprietari la possibilità di avere un ritorno monetario dai loro immobili, rendendole ancora più efficienti in termini economici. Questo in due modi: direttamente attraverso l’affitto ma anche indirettamente grazie a una più rapida rivalutazione della casa, “innescata” proprio dal boom dell’offerta di Airbnb.

Ma la società californiana di home sharing creata nell’ottobre 2007 da Brian Chesky, Joe Gebbia e Nathan Blecharczyk, non è d’accordo con i risultati dello studio. Airbnb rende gli affitti più convenienti non più onerosi, spiega una nota dell’azienda, citando un sondaggio nel quale ben il 95% di un panel di economisti ed esperti immobiliari dichiara che l’home sharing non ha un impatto significativo sui prezzi delle locazioni.

Va detto che il tema è particolarmente caldo negli Stati Uniti, perché la dinamica dell’aumento dei prezzi delle locazioni preoccupa: il numero di americani che spende più del 30% delle proprie entrate per l’affitto è aumentato di nove punti percentuali tra il 2000 e il 2014. Secondo Kung, i tempi sono maturi perché qualcuno regolamenti il mercato, riequilibrando tra loro (dove necessario) le offerte di affitti di breve e di lungo termine.

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