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Se Erdogan diventa autoritario e alza i toni con gli alleati oltre che con…

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Se Erdogan diventa autoritario e alza i toni con gli alleati oltre che con l’opposizione

La nave Saipem 12000 bloccata al largo di Cipro
La nave Saipem 12000 bloccata al largo di Cipro

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan è al governo ininterrottamente dal 2002 in Turchia e il suo potere politico si è sempre più radicato sia nel partito di maggioranza, Akp, dove non ha contendenti, sia nel Paese dove l’opposizione di sinistra del Chp e del partito curdo Hdp fa sempre più fatica a esprimere una reale contrapposizione. Così la politica estera di Erdogan assume sempre più i toni autoritari che già contraddistinguono la politica interna. Non stupisce dunque apprendere che nella ultima visita a Roma i toni tra Italia e Turchia siano stati formalmente pacati ma distanti nella sostanza.
«Non bisogna pensare che le ricerche di gas al largo di Cipro e le iniziative opportunistiche sulle rocce nel mar Egeo sfuggano alla nostra
attenzione. Avvertiamo quelli che hanno superato i limiti a
Cipro e nel mar Egeo di non fare calcoli sbagliati», ha detto il presidente turco parlando ad Ankara al gruppo parlamentare del suo Akp.
Inoltre da venerdì, la marina militare di Ankara blocca le
trivellazioni della piattaforma Saipem 12000 dell’Eni al largo
di Cipro.
Come se non bastasse sale anche la tensione nel mar Egeo tra
Grecia e Turchia, due Paesi storicamente spesso ai ferri corti. Le autorità di Atene hanno denunciato che la scorsa notte una pattuglia della guardia costiera di Ankara ha speronato un mezzo dei suoi guardacoste nei pressi di alcuni isolotti rocciosi contesi tra i due Paesi.
Nello scontro, secondo la denuncia greca, non risultano
feriti, ma danni alla nave greca, colpita a poppa dalla prua di
quella turca. Inoltre è iniziato a salire il numero di migranti che partendo dalle coste turche sta approdando di nuovo come avvenne nel 2015 sulle coste delle isole greche.
Dunque Erdogan mostra i muscoli su Cipro perché Bruxelles intenda le ragioni turche in vista del summit del 26 marzo alla presenza di Jean-Claude Juncker e di quello del Consiglio europeo, il polacco Donald Tusk.
Tusk non ha mancato di far sentire la sua voce sostenendo i diritti del presidente cipriota Nikos Anastasiadis, avvertendo che Bruxelles non accetterà minacce rivolte a qualsiasi paese membro quale è appunto Cipro, un’isola divisa dal 1974 in due zone di influenza e dove nella zona turca Ankara ha un contingente di 40mila uomini armati.
Sullo sfondo c’è il timore che Ue e Israele si stiano preparando a estrarre il gas dal Mediterraneo facendo a meno della Turchia, finora considerata hub energetico indispensabile per il gas del Bacino del Levante. Ma la volubilità della politica estera di Erdogan, formalmente membro Nato, sta scavando un solco sempre maggiore di diffidenza tra partner occidentali e il governo turco.
Erdogan con la sua politica avventurista sta facendo tornare attuale quella che lo storico francese Fernad Bruadel nel libro “Mediterraneo”, chiamava cesura di lunga durata che divideva il Mare Nostrum in due con una cicatrice mai del tutto sopita.
Non a caso la sortita di Erdogan giunge dopo che l’Eni ha annunciato l’ennesima scoperta di gas nel blocco 6, l’unico dove Ankara può accampare qualche diritto. Ma non è con la politica delle cannoniere o dei velati ricatti sui migranti siriani che la Turchia potrà trovare una soluzione duratura nel Mediterraneo ed evitare una situazione di isolamento al prossimo summit Ue di marzo.

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