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L’inflazione Usa si rafforza a gennaio: +2,1%…

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L’inflazione Usa si rafforza a gennaio: +2,1% nell’ultimo anno

NEW YORK - Un aumento annuale del 2,1% nei prezzi al consumo americani ha alimentato prospettive di rafforzamento dell’inflazione e le potenziali pressioni sulla Federal Reserve affinchè intensifichi la sua manovra di rialzo dei tassi d’interesse. Lo spettro di strette monetare superiori alle attese, che possano frenare l’economia e i bilanci aziendali e drenare liquidità dai mercati finanziari, è oggi la grande incognita che grava su una Wall Street in preda a volatilità e nervosismo e giunta quasi al nono anno di bull market. Una volatilità che ha visto gli indici avviarsi questa mattina a ribassi dopo aver invertito la rotta da precedenti indicazioni di rialzi, reduci da tre sedute di recuperi seguite a forti perdite.

IL RITORNO DELL'INFLAZIONE AMERICANA
Indice dei prezzi al consume Usa, variazione percentuale su base annua

In gennaio il Consumer price index statunitense è lievitato dello 0,5%, più dello 0,4% atteso, e negli ultimi dodici mesi l’incremento è stato del 2,1%, a sua volta superiore all'1,9% atteso dagli analisti, anche se identico al dato di dicembre. Il core index, depurato dalle volatili componenti energetica e alimentare, è salito dello 0,3% su base mensile - contro lo 0,2% anticipato - e dell'1,8% nel corso dell'ultimo anno rispetto all'1,7% pronosticato. A trainare il rialzo dei prezzi è stata nell'ultimo mese una miscela di benzina, affitti, sanità, alimentari e abbigliamento.

La Federal Reserve riunirà il suo prossimo vertice di politica monetaria fra cinque settimane, il 20 e 21 marzo, e gli analisti cominciano a scommettere su un nuovo rialzo dei tassi in quell'occasione dall'attuale livello dell'1,25%-1,50 per cento. Il dibattito è tuttavia aperto, dentro e fuori la Banca centrale, soprattutto sulla necessità di tre oppure di almeno quattro strette di normalizzazione del costo del denaro nel corso del 2018. Al momento la Fed ha indicato di avere in programma tre interventi restrittivi. Il prossimo vertice sarà anche il battesimo del fuoco per il neo-chairman della Fed, Jerome Powell.

Non tutti i segnali sull'inflazione sono stati però solidi. L'inflazione da salari è rimasta modesta e forse persino in declino nelle recenti settimane. I compensi medi settimanali, contenuti nelle statistiche, sono scivolati dello 0,8% su base mensile e sono lievitati soltanto dello 0,4% in un anno. Gli ultimi dati sull’occupazione di gennaio avevano invece mostrato accelerazioni degli incrementi dei salari, al passo del 2,9%, alimentando a loro volta maggiori aspettative inflazionistiche.

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