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Montenegro, vince il sempiterno Dukanovic e la scelta pro-Ue

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lE ELEZIONI PRESIDENZIALI

Montenegro, vince il sempiterno Dukanovic e la scelta pro-Ue

Il ritorno di Milo Dukanovic al massimo ruolo istituzionale in Montenegro conferma al potere l'uomo che ha dominato la vita politica del Paese per oltre un quarto di secolo e dà un rinnovato impulso all'orientamento filo-occidentale che dovrebbe sfociare tra alcuni anni nell'ingresso del Montenegro nell'Unione europea.

Il già presidente e sei volte premier Dukanovic ha prevalso nelle elezioni presidenziali del 15 aprile con una maggioranza di circa il 54%, vincendo sul suo più diretto rivale, Milan Bojanic, sostenuto da alcuni schieramenti di opposizione (filo-russi compresi), che si è fermato a circa il 33 per cento. La percentuale dei votanti, nelle prime elezioni dopo l'ingresso del Paese nella Nato, è stata del 63,9 per cento.

Durante la campagna elettorale – che è coincisa con una recrudescenza della criminalità organizzata - le opposizioni hanno accusato Dukanovic di cesarismo, di favorire la corruzione e di non contrastare a sufficienza (se non di avere legami con) il crimine. Il leader del Partito Democratico dei Socialisti ha negato ogni accusa e ha impostato la campagna come una sorta di referendum sulla scelta di campo filo-occidentale considerata necessaria per la stabilità e prosperità della Nazione. Le precedenti elezioni parlamentari dell'ottobre 2016 erano state turbate da accuse di golpe filo-russo, mentre il voto attuale non è parso condizionato da particolari interferenze dall'estero.

Unione europea all’orizzonte
La road map della Ue ipotizza l'ingresso del Montenegro nella Ue nel 2025. Dukanovic ha detto in campagna elettorale che potrebbe accadere in 5 anni. Giovedì prossimo la responsabile della politica estera europea, Federica Mogherini, è attesa in Montenegro nell'ambito di un suo tour ufficiale nei Balcani occidentali in vista del futuro allargamento dell'Unione a nuovi Stati.

Gli osservatori internazionali
Tana de Zulueta, responsabile della missione degli osservatori internazionali OSCE/ODIHR, ha tenuto una conferenza stampa all'indomani del voto, a fianco di Jonas Gunnarson, capo rappresentante dei delegati Pace ( l'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa). Presenti anche delegati-osservatori del Parlamento europeo. De Zulueta ha rilevato che le libertà fondamentali sono state rispettate in queste elezioni, anche se il candidato nominato dal partito di governo ha avuto un «vantaggio istituzionale». Non sono mancate, ha aggiunto, alcune criticità o carenze: dalla mancanza di trasparenza sulle decisioni della commissione elettorale all'influenza governativa sulla Tv pubblica, dal problema delle firme false per la sottoscrizione delle candidature ad alcune, sia pur marginali, irregolarità procedurali nel giorno delle votazioni. Gunnarsson ha sottolineato come credibili le notizie di pressioni e utilizzo improprio di risorse pubbliche in favore del candidato governativo nel corso della campagna elettorale. Il testo completo del rapporto preliminare sulle Elezioni stilato dall'International Election Observation Mission Osce/ODIHR si può leggere qui

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