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Siria, l’Ue condanna l’uso di armi chimiche ma punta sul dialogo

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Siria, l’Ue condanna l’uso di armi chimiche ma punta sul dialogo

  • –dal nostro corrispondente
Federica Mogherini, rappresentante Ue per la politica estera
Federica Mogherini, rappresentante Ue per la politica estera

BRUXELLES – Tra dubbi degli uni e i timori degli altri, i ministri degli Esteri deiVentotto hanno dato un appoggio diplomatico all’intervento militare effettuato in Siria da Stati Uniti, Regno Unito e Francia nella notte tra venerdì e sabato. Una dichiarazione pubblicata a riunione ministeriale ancora in corso nasconde diversità di veduta. Lo sguardo al rilancio del dialolgo con i protagonisti della crisi siriana nel corso di una conferenza prevista la settimana prossima a Bruxelles.

«Il Consiglio capisce che gli attacchi missilistici mirati di Stati Uniti, Francia e Regno Unito contro siti di armi chimiche in Siria sono misure specifiche prese con il solo obiettivo di prevenire l’ulteriore uso di tali armi» nel Paese, si legge nella dichiarazione a metà giornata «Il Consiglio appoggia tutti gli sforzi che hanno l’obiettivo di prevenire l’uso di armi chimiche». Nella notte tra il 13 e il 14 aprile, missili hanno distrutto presunti siti di produzione in un Paese da anni impegnato in una sanguinosa guerra civile.

«Nel 2017 e nel 2018, l’Unione ha imposto ulteriori misure restrittive ai funzionari e scienziati siriani per il loro ruolo nello sviluppo e nell’uso di armi chimiche ed è pronta a prendere in considerazione l’ipotesi di ulteriori misure in futuro». La prudente dichiarazione è stata oggetto di un acceso negoziato diplomatico stamani prima della riunione ministeriale, ha spiegato un diplomatico da Lussemburgo dove si stanno riunendo oggi i ministri degli Esteri.

La questione siriana sta creando nervosismo tra i Ventotto. Il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas ha ribadito l’importanza di evitare «una escalation». Ha aggiunto il suo omologo belga Didier Reynders: «Dobbiamo riprendere il dialogo con la Russia». Mosca sta appoggiando il presidente Bashar el-Assad nella sua lotta contro i ribelli al regime siriano. Riferendosi ai recenti raid, il ministro lussemburghese Jean Assenborn ha precisato: «Si tratta di una operazione unica e che tale deve rimanere».

Dal canto suo, in linea con le parole del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni durante il fine settimana, il ministro italiano Angelino Alfano ha commentato: «L’Italia ha considerato le operazioni di sabato mattina una risposta mirata, motivata e circoscritta all’attacco chimico di Duma (avvenuto all’inizio di aprile per mano dell’esercito sirano, ndr). Abbiamo offerto ai nostri alleati il nostro sostegno politico, ribadendo che non vogliamo considerare ciò che si è verificato come l’avvio di una escalation».

Tutti sono d’accordo che l’uso di armi chimiche debba essere evitato e punito, ma molti governi europei temono di complicare il rapporto con Mosca, tradizionalmente una fonte di tensioni tra i Ventotto. Non per altro l’Alta Rappresentante per la Politica Estera e di Sicurezza Federica Mogherini ha quindi ricordato che la settimana prossima qui a Bruxelles vi sarà una conferenza tutta dedicata dalla situazione umanitaria in Siria: «Dobbiamo in questa occasione rilanciare il dialogo politico».

A creare tensioni è anche il rapporto con l’Iran, oggetto di un accordo multilaterale che limita l’uso del nucleare nel paese. Washington sta valutando se rinnegare l’intesa dinanzi a presunte violazioni iraniane. Francia, Germania e Regno Unito vorrebbero varare nuove sanzioni contro Teheran nel tentativo di convincere gli Stati Uniti a non uscire dall’accordo. L’Italia è fermamente contraria: teme che il gesto non convinca gli americani e soprattutto indebolisca l’ala riformista in Iran.

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