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I veri numeri della giustizia civile italiana

analisi

I veri numeri della giustizia civile italiana

Basta con il catastrofismo sulla giustizia civile italiana e, allo stesso tempo, evitiamo i facili entusiasmi: entrambi sono atteggiamenti che non aiutano il Paese e non risolvono i veri problemi del settore. Per avere un'esatta rappresentazione dello stato della giurisdizione civile in Italia, abbiamo bisogno di parametri certi e condivisi: cominciamo con il prendere in esame un dato di riferimento, dal 2014, che tenga conto delle sole “vere” pendenze, depurate da quelle “false” .

Infatti, assistiamo da anni a rapporti che comprendono pendenze, che tali non sono, e che contribuiscono a far lievitare il volume delle statistiche: sono i procedimenti di competenza del giudice tutelare, i decreti ingiuntivi, i procedimenti di volontaria giurisdizione diversi da quelli di competenza del giudice tutelare, quali ad esempio la nomina di un arbitro o di un liquidatore di una società o di un amministratore giudiziale di condominio, l'audizione di un teste a futura memoria, l'autorizzazione all'estero del figlio minore di genitori separati e le separazioni consensuali.

Inoltre, in questo segmento ci sono pure tutte quelle definite di “domanda drogata di giustizia”, ovvero le cause seriali previdenziali, oggi comprese nel totale e che vedono l'Inps detenere il triste primato di primo azionista dei tribunali civili d'Italia con circa un milione di cause.

Occorrerebbe, dunque, un dato depurato, per poter fare dei calcoli oggettivi e così poterli confrontare, usando gli stessi criteri, con il 2017: solo così possiamo avere la rappresentazione reale dello stato della giustizia civile in Italia. E chiedere così anche all'Europa di adottare (Cepej) dei criteri più rigorosi, derivanti dalla necessaria esatta classificazione dei procedimenti.

Nel merito. È quanto mai utile e necessario distinguere le separazioni consensuali (senza lite) da quelle giudiziali (un giudizio vero e proprio); riclassificare e stralciare i procedimenti in cui il creditore chiede al tribunale un'ingiunzione di pagamento in danno del suo debitore e il tribunale provvede senza che si instauri un vero e proprio giudizio, riclassificare e stralciare le cause seriali previdenziali, riclassificare e stralciare i procedimenti di volontaria giurisdizione diversi dalle tutele, curatele ed amministrazioni di sostegno (ad esempio: nomina di un arbitro o di un liquidatore di una società o di un amministratore giudiziale di condominio, l'audizione di un teste a futura memoria.

Negli stessi rapporti del Ministero della Giustizia il dato dei 4,5 milioni di procedimenti pendenti al 30.6.2014, rispetto ai 5,9/5,7/5,3/5,2 milioni sbandierati negativamente tra il 2007 e il 2013, è stato il frutto anche di una di una riclassificazione dei procedimenti pendenti, di una nuova nozione di procedimento pendente che non tiene conto delle “false pendenze”.

Peraltro, già il rapporto Barbuto dell'11.8.2015, proprio in relazione alla necessità di una necessaria migliore classificazione dei procedimenti pendenti, evidenziava che il numero dei 5,2 milioni di cause sbandierato negativamente nel 2013 era uno slogan ingannevole

E la circostanza che dai 4,5 milioni del 2014 il numero sia sceso ai 3,0 del terzo trimestre è dovuto a molteplici fattori: l'importo del contributo unificato, il miglioramento dei tribunali quanto a capacità di definizione, alla migliore classificazione e riclassificazione dei procedimenti civili sulla scorta di una corretta nozione di “procedimento pendente”, di “falsa pendenza”, “arretrato civile”.

Guardiamo, quindi, al riguardo i procedimenti pendenti al 30.9.2017 nei tribunali di Milano, Torino, Bologna, Roma, Napoli, Palermo e Bari:

1. i procedimenti pendenti dinanzi al Tribunale di Milano al 30.9.2017 sono 52.515 di cui 6.176 relativi ai procedimenti sommari, 1.510 ai procedimenti di volontaria giurisdizione e 457 ai procedimenti di previdenza e assistenza;

2. i procedimenti pendenti dinanzi al Tribunale di Torino al 30.9.2017 sono 25.406 di cui 1.798 relativi ai procedimenti sommari, 2.873 ai procedimenti di volontaria giurisdizione e 748 ai procedimenti di previdenza e assistenza;

3. i procedimenti pendenti dinanzi al Tribunale di Bologna al 30.9.2017 sono 17.722 di cui 1.414 relativi ai procedimenti sommari, 772 ai procedimenti di volontaria giurisdizione e 379 ai procedimenti di previdenza e assistenza:

4. i procedimenti pendenti dinanzi al Tribunale di Roma al 30.9.2017 sono 126.914 di cui 4.389 relativi ai procedimenti sommari, 3.361 ai procedimenti di volontaria giurisdizione e 4.908 ai procedimenti di previdenza e assistenza;

5. i procedimenti pendenti dinanzi al Tribunale di Napoli al 30.9.2017 sono 78.029 di cui 2.793 relativi ai procedimenti sommari, 1.531 ai procedimenti di volontaria giurisdizione e 6.380 ai procedimenti di previdenza e assistenza;

6. i procedimenti pendenti dinanzi al Tribunale di Palermo al 30.9.2017 sono 34.557 di cui 1.652 relativi ai procedimenti sommari, 709 ai procedimenti di volontaria giurisdizione e 4.941 ai procedimenti di previdenza e assistenza;

7. i procedimenti pendenti dinanzi al Tribunale di Bari al 30.9.2017 sono 53.042 di cui 2.148 relativi ai procedimenti sommari, 1.717 ai procedimenti di volontaria giurisdizione e 5.838 ai procedimenti di previdenza e assistenza.

Sicuramente, stralciando dai numeri complessivi quelli relativi ai decreti ingiuntivi, ai procedimenti seriali e a quelli di volontaria giurisdizione, possiamo ottenere una fotografia tale della realtà da non dover gridare prima allo scandalo, per poi dire magari di aver fatto i miracoli con qualche provvedimento tampone, oppure invocare l'arrivo del “diluvio universale”. Ma soprattutto avremmo una rappresentazione dello stato della giustizia civile in Italia affidabile e tale da generare nel cittadino, e non solo nelle imprese, un sentimento di fiducia e consapevolezza circa il reale funzionamento del sistema nel nostro paese.

segretario generale Associazione Nazionale Forense-Anf

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