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Intercettazioni: sì Cdm a riforma, in vigore tra 6 mesi

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VIA QUELLE IRRILEVANTI

Intercettazioni: sì Cdm a riforma, in vigore tra 6 mesi

Oggi il Consiglio dei ministri ha dato il via libera definitivc alla riforma delle intercettazioni
Oggi il Consiglio dei ministri ha dato il via libera definitivc alla riforma delle intercettazioni

Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera definitivo alla riforma delle intercettazioni, che entrerà in vigore dopo sei mesi dalla sua pubblicazione, prevista per gennaio. Solo una norma, quella che sancisce il diritto dei giornalisti ad avere copia dell’ordinanza di custodia cautelare, una volta resa nota alle parti, sarà invece efficace tra un anno. La riforma, che ha la forma di un decreto legislativo, punta a evitare che conversazioni non rilevanti ai fini delle indagini e che riguardano la vita privata delle persone possano finire negli atti processuali e sulla stampa. Il Governo ha attuato la delega di cui alla legge 103/2017.

Il provvedimento, che ha recepito i pareri espressi dalle competenti Commissioni parlamentari, introduce nel codice penale il delitto di «diffusione di riprese e registrazioni di comunicazioni fraudolente» (con esclusione di quelle realizzate per esercizio del diritto di difesa o del diritto di cronaca) e dispone il divieto di trascrizione, anche sommaria, delle comunicazioni o conversazioni ritenute irrilevanti per le indagini. Di seguito le misure previste.

Le nuove intercettazioni, dalla stretta sulla trascrizione allarchivio riservato per custodirle

Stop agli ascolti irrelevanti nei brogliacci
La prima selezione la farà la polizia giudiziaria che dovrà trascrivere solo le intercettazioni rilevanti ai fini delle indagini. Le altre (di cui sarà indicata la durata e l’utenza intercettata) finiranno in un archivio sotto la responsabilità del pm. È la norma più criticata dall’Anm perchè darebbe troppo potere e responsabilità alla polizia giudiziaria e non consentirebbe un effettivo controllo del pm sul suo operato. Con il rischio che eventuali errori non potrebbero essere nemmeno scoperti.

Nelle ordinanze solo l’essenziale
Stop anche ai fiumi di intercettazioni nelle richieste dei pm e nelle ordinanze dei giudici, e niente colloqui non rilevanti e che coinvolgono terzi estranei alle indagini. Dovranno essere riportati solo «i brani essenziali» delle captazioni, quando servono per motivare la misura. Non è passata la richiesta più drastica di alcune procure, accolta in una prima bozza, di eliminare i virgolettati e di sostituirli con le sintesi delle conversazioni.

No verbalizzazione dei colloqui tra indagato e avvocato
Fermo restando che resta vietato intercettare i colloqui tra indagato e difensore, quando la captazione avviene per sbaglio, quella conversazione non dovrà mai essere verbalizzata. La norma non soddisfa i penalisti, che nel complesso accusano la riforma di ledere fortemente il diritto di difesa, non consentendo agli avvocati di avere copia di tutte le intercettazioni e dando termini limitati (10 giorni prorogabili sino a 30) per la loro consultazione.

I giornalisti possono ottenere copia ordinanza di custodia
Per la prima volta viene sancito questo diritto una volta che l’atto sia stato reso noto alle parti. Ma questa norma entrerà in vigore solo tra un anno, a differenza del resto della riforma, che sarà efficace a sei mesi dalla pubblicazione.

Carcere per video e audio fraudolenti
Fatto salvo il diritto di cronaca, è previsto il carcere fino a 4 anni per chi diffonde riprese audiovisive e registrazioni di comunicazioni effettuate in maniera fraudolenta per danneggiare «la reputazione o l’immagine altrui».

Nuove disposizioni per i trojan
L’uso dei captatori informatici, in pc o smartphone, sarà sempre consentito per terrorismo e mafia. Limiti invece per gli altri reati, ritenuti più stringenti degli attuali dall’Anm, che aveva chiesto di modificare la norma.

Orlando: da Anm preoccupazioni non fondate
«Abbiamo un Paese che utilizza le intercettazioni per contrastare la criminalità e non per alimentare i pettegolezzi o distruggere la reputazione di qualcuno», ha detto il ministro della Giustizia Andrea Orlando al termine del Cdm che ha dato l’ok alla riforma delle intercettazioni. Orlando ha sottolineato come il provvedimento, «senza restringere, ma anzi autorizzando ad intercettare in un modo più agevole, impone una serie di vincoli e divieti che impediscono di usarle come strumento di diffusione di notizie improprie». Quella dell’Anm sull’eccessivo potere dato dalla riforma alle intercettazioni alla polizia giudiziaria, ha aggiunto, «mi pare onestamente una preoccupazione non fondata, anche perché il testo è cambiato nel senso auspicato dall’Anm anche se non esattamente come richiedeva. C’è un’interlocuzione tra pm e polizia giudiziaria per cui alla fine è sempre il pm ad essere il dominus dell’indagine».

Riforma del sistema nazionale della protezione civile
Il Consiglio dei ministri ha anche approvato, in esame definitivo, un decreto legislativo di attuazione della legge di riforma del sistema nazionale della protezione civile (legge 30/2017). Tra le principali novità riguardanti lo stato di emergenza si prevede che la dichiarazione non possa superare in termini temporali i 12 mesi più 12, in luogo dei 6 mesi più 6 previsti oggi.
Per quanto riguarda le misure e gli strumenti organizzativi e finanziari per la realizzazione delle attività di protezione civile, il testo prevede una ripartizione delle risorse in tre fondi: fondo nazionale di protezione civile per le attività di previsione e prevenzione (risorse per lo svolgimento delle attività di previsione e prevenzione dei rischi assicurate dal dipartimento della protezione civile già iscritte al bilancio), fondo per le emergenze nazionali (per gli eventi emergenziali nazionali) e fondo regionale di protezione civile (fondo che contribuisce al potenziamento del sistema di protezione civile regionale e concorre agli interventi di carattere regionale).

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