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Rifiuti, Roma cerca impianti in Toscana e Abruzzo per fare fronte…

dopo il no all’ipotesi emilia-romagna

Rifiuti, Roma cerca impianti in Toscana e Abruzzo per fare fronte all’emergenza

Il mancato invio di parte dei rifiuti romani in Emilia Romagna è diventato un caso politico, che - a due mesi dal voto - contrappone due 'nemici giurati': Pd e M5S. «A Roma il sistema di raccolta ha tenuto, pur di fronte all’impennata di produzione dei rifiuti del periodo natalizio - ha rivendicato l’assessore all'Ambiente Pinuccia Montanari -. Abbiamo attivato tutte le azioni necessarie a mantenere in sicurezza la città, a partire dall'accordo con diverse regioni. L’Emilia Romagna è stata una misura cautelativa». «Noi stiamo molto bene anche senza i rifiuti di Roma», ha risposto caustico il presidente della Regione interessata Stefano Bonaccini (Pd), per il quale a monte della scelta del Campidoglio di non inviare più rifiuti in Emilia, nonostante la precedente richiesta in tal senso, c'è «il timore» che il fatto che «un'amministrazione a guida Pd e centrosinistra come l'Emilia-Romagna dia una mano a un'amministrazione a guida M5S possa essere una gaffe».

Il dietrofront sui rifiuti in Emilia-Romagna
Dall'Emilia Romagna, tra Natale e Capodanno, era arrivata la disponibilità a ricevere complessivamente circa 15 mila tonnellate di rifiuti romani da distribuire su tre diversi termovalorizzatori, a Parma, Modena e Granarolo in provincia di Bologna, per sei-sette settimane. Poi la retromarcia della giunta Raggi, che secondo alcune ricostruzioni sarebbe stata motivata da un diktat dei vertici del Movimento 5 Stelle. Ricostruzione smentita dal Campidoglio, dove il presidente della commissione Ambiente Daniele Diaco (M5S) ha puntualizzato: «Portare i rifiuti di Roma in Emilia Romagna costa molto di più, oltre 180 euro a tonnellata. Per questo, e non per ragioni politiche, ancora nessun camion è partito da Roma per gli impianti emiliano-romagnoli».

L’invio di rifiuti in Abruzzo
A Roma la giunta Raggi continua a sondare la strada di Toscana e Abruzzo, le regioni in cui si è ipotizzato l’invio di maggiori quantitativi di immondizia. Una opzione considerata preferibile in base ai criteri di vicinanza ed economicità. «La nostra logica è preferire gli impinati più vicini, in modo da ridurre il più possibile i costi e il traffico dei camion - ha detto ieri il presidente e ad dell’Ama (l’azienda dei rifiuti capitolina) Lorenza Bagnacani -. Abbiamo chiesto la disponibilità alle Regioni Toscana e Abruzzo. Dalla Toscana, in un primo momento era arrivata la disponibilità a smaltire per sei mesi, fino a 20 mila tonnellate romane. Ma a dicembre la giunta regionale toscana ha annunciato la sospensione degli accordi in essere con la Regione Lazio. Quanto all’Abruzzo, in base a un accordo siglato per la prima volta nell’ottobre 2014 (con validità di un anno) e poi sempre rinnovato, 170 tonnellate giornaliere di rifiuti finiscono nel Tmb di Aielli in Abruzzo.

«Il 22 ottobre scorso Roma Capitale - ha ricordato in una nota l’assessore ai Rifiuti e l'Ambiente della Regione Lazio, Mauro Buschini - ha chiesto alla Regione Lazio di concordare con l'Abruzzo maggiori quantità di rifiuti romani (270 tonnellate al giorno, ndr) da portare in quella regione. Richiesta da noi inoltrata e in attesa di risposta». Oggi a Pescara è stato convocato un vertice tecnico amministrativo tra il sottosegretario alla Presidenza della Giunta regionale con delega all'Ambiente, Mario Mazzocca, e il presidente della Regione, Luciano D'Alfonso. Durato circa mezz’ora, l’incontro è stato propedeutico ad approfondimenti che l’Abruzzo dovrà fare nei prossimi giorni. A tale proposito va ricordato che oltre la metà delle 43mila tonnellate annue di rifiuti che già oggi Roma capitale conferisce nell'impianto di trattamento meccanico biologico di Aielli , una volta lavorate e trasformate in ecoballe, viene già termovalorizzata negli inceneritori emiliano-romagnoli.

La carenza di impianti
Intanto l’assessore Montanari rilancia sui progetti per i nuovi impianti. «Sono pronti tre progetti, per le cui aree abbiamo avviato l’iter - annuncia -. Confidiamo di depositare in Regione tutto entro gennaio 2018. Porteremo la
raccolta differenziata porta a porta a 490.000 abitanti e arriveremo nel corso del 2018 a 1,2, milioni di cittadini. Le accuse di inefficienza le rispediamo al mittente». Al netto delle polemiche e degli scambi di accuse, quel che resta invariato da diversi anni a Roma è un ciclo rifiuti che non si riesce a chiudere in loco, un sistema fragile che mette periodicamente a rischio la città e le immagini che rimbalzano sul web dei cassonetti stracolmi. Invertire la rotta, rendendo
la Capitale di Italia autonoma su questo fronte, è la vera sfida delle istituzioni.

Cgil: impianti pieni, a un passo da emergenza
E non a caso la Cgil suona l’allarme: «Stupisce lo slogan della sindaca
Virginia Raggi, secondo cui Roma avrebbe retto. Stupisce perché a guardare lo stato degli impianti, girando per le officine e conoscendo l'azienda si direbbe che siamo sempre nella stessa situazione: la Capitale è costantemente a un passo dall’emergenza e si è abituata a un ciclo dei rifiuti inefficiente. Roma regge a stento e solo perché conserva nella pancia degli impianti Ama un'enorme quantità di rifiuti, mandando oltre il 25% a smaltire fuori dal proprio territorio» scrive in una nota Natale Di Cola, segretario generale della Fp Cgil Roma e Lazio.

«L’opzione emiliana - aggiunge - sarebbe servita a svuotare nell’immediato i Tmb sovraccarichi e a garantire una via d'uscita in caso di crisi come quella vissuta in questi giorni. Due anelli della catena che si tengono a stento in piedi - aggiunge Di Cola -. Il primo è quello degli impianti, malconci e inadeguati, che non garantiscono autonomia. Il secondo sono le officine e i mezzi, con oltre il 50% delle macchine inutilizzabili e spesso inadeguate alla raccolta».

I numeri della Capitale
La Capitale produce circa 4.700 tonnellate di immondizia al giorno. Di queste, il 44%, ossia circa 2000 tonnellate, sono differenziate: mentre altre 2.700 tonnellate di rifiuti indifferenziati devono essere smaltite nei Tmb che producono le balle di cdr (combustibile da rifiuti) che saranno bruciate a loro volta negli inceneritori (nel Lazio ne esistono due: uno a San Vittore dove è stata collaudata la terza linea e un altro a Colleferro, in manutenzione e perciò sottoutilizzato. Un terzo, quello a Malagrotta di proprietà di Manlio Cerroni, è fermo da anni e oggetto di una inchiesta giudiziaria. Di qui la necessità per Ama di smaltire fuori regione, nei termovalorizzatori di Ravenna (di proprietà di Herambiente), Parona in provincia di Pavia (gestito da Lomellina Energia) e in impianti della società A2A. Mentre il gruppo Cerroni utilizza inceneritori in Portogallo, Romania e Bulgaria.

Quando tutto va per il verso giusto i quattro impianti della capitale riescono a trattare circa 2.200 tonnellate al giorno: i due Tmb di Malagrotta (di proprietà del Colari, il consorzio che fa capo a Manlio Cerroni - sotto processo nell'ambito della maxi inchiesta sulla gestione dei rifiuti nel Lazio - commissariato lo scorso aprile in quanto sottoposto ad interdittiva antimafia) trattano 1.250 tonnellate, mentre i due Tmb Ama di Rocca Cencia e Salario ne trattano altre mille, pur avendo una capacità maggiore. Il tritovagliatore mobile dell'Ama attivato a Ostia ne sta trattando circa 120 tonnellate al giorno. Così alla fine quasi 500 tonnellate al giorno non riescono a essere smaltite.

I rifiuti di Roma fuori regione
Ecco perché il resto dei rifiuti indifferenziati prende la strada di altri comuni e regioni. L’accordo con l’Austria (dove approdavano due treni da 700 tonnellate l'uno di rifiuti solidi urbani destinati all’incenerimento) è scaduto due mesi fa. Oltre alle 170 tonnellate giornaliere di rifiuti che finiscono nel Tmb di Aielli in Abruzzo, altre 160-180 tonnellate prendono la strada del Tmb della Rida Ambiente a Latina. Ma c'è di più. In mancanza di una discarica di servizio romana gli “scarti” dei rifiuti lavorati vanno nelle discariche di Emilia Romagna, Toscana e Veneto, ma anche nella discarica di Roccasecca in provincia di Frosinone, contribuendo a saturare le volumetrie di discarica delle altre province regionali o extraregionali. In totale sono circa 60 i siti che in tutta Italia (dalla Lombardia, all'Emilia Romagna all'Abruzzo) accolgono l'immondizia prodotta nella Capitale. E sono circa 180 i Tir che partono da Roma ogni giorno per le più diverse destinazioni.

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