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Lavoro: meglio i giovani, ancora in difficoltà autonomi e…

L'Analisi|i dati istat

Lavoro: meglio i giovani, ancora in difficoltà autonomi e 35-49enni

A novembre, sul mese, ci sono 65mila occupati in più, di cui 54mila a termine. Le persone che dichiarano di aver un impiego raggiungono un nuovo top: 23.183.000. Il tasso di disoccupazione è sostanzialmente stabile, all’11 per cento; migliora un pochino per i giovani, al 32,7 per cento (restiamo terz’ultimi in Europa, peggio dell'Italia sono Grecia e Spagna - e siamo lontani dal 6 per cento della Germania). Il mercato del lavoro italiano, a novembre, si conferma con luci e ombre: su base annua l'occupazione cresce di 345mila unità, e riguarda sia uomini che donne.

L’incremento si concentra tra i lavoratori dipendenti (+497mila unità, di cui 450mila a termine e +47mila permanenti). In valore assoluto, però, crescono essenzialmenre gli over 50enni, un po' meno i 15-34enni, mentre calano i 35-49anni. Qui pesa molto l’effetto demografico, con il crollo della popolazione tra 15 e 49 anni. Al netto dell’incidenza demografica, l’occupazione infatti cresce in tutte le fasce d’età. Resta molto critica la situazione nella fascia d’età 35-49 anni, la fascia mediana della popolazione lavorativa, alle prese con complicati processi di riorganizzazione e ristrutturazione aziendale.

Altro aspetto da segnalare è il nuovo calo degli inattivi, tra cui molti scoraggiati (-61mila persone); un contrazione che si concentra tra gli over50 e i 15-24enni. Sull’anno gli inattivi si riducono di 173mila unità; i disoccupati calano di 243mila. Quindi, e' probabile che alcuni inattivi sono passati occupati, seppur con impieghi saltuari e temporanei. Continua poi il crollo degli autonomi: -152mila unità nei 12 mesi. Il tema costo del lavoro, in risalita dopo la fine degli sgravi generalizzati targati Jobs act, e l'incertezza in vista delle prossime elezioni stanno influenzando un mercato dell’occupazione che rimane sostanzialmente stabile. Le imprese hanno bisogno di certezze e di regole chiare, oltre ovviamente a maggiori investimenti pubblici e un clima economica di ripartenza. Le priorità della politica, al meno al momento, non sembrano andare in questa direzione.

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