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Accordo tra Agid e Regioni per mettere in rete la Pubblica amministrazione

DIGITALIZZAZIONE

Accordo tra Agid e Regioni per mettere in rete la Pubblica amministrazione

Antonio Samaritani (Imagoeconomica)
Antonio Samaritani (Imagoeconomica)

Perché non resti su carta l’Agenda digitale deve arrivare sul territorio. Vale per i servizi privati ma anche e soprattutto per la Pubblica amministrazione, il cui Piano triennale di digitalizzazione deve ancora entrare nel vivo dopo non poco ritardo accumulato. Ora un Accordo tra l’Agenzia per l’Italia digitale (Agid) e le Regioni prevede di impiegare 70 milioni derivanti dai fondi Ue per applicare a livello locale i principi dell’amministrazione digitale. L’intesa andrà il 15 febbraio all’esame della Conferenza unificata. Il testo definisce in alcune pagine la cornice dei servizi che l’Agenzia fornirà alle Regioni, gli allegati tecnici dettagliano poi tutti i vari strumenti di sviluppo messi a disposizione.

Il collegamento da creare
C’è un problema di evidente impreparazione della Pubblica amministrazione sul digitale, come messo in evidenza dalle recenti conclusioni della Commissione parlamentare di inchiesta per la digitalizzazione della Pa. Senza competenze sul territorio, in altre parole, alcune piattaforme chiave del Piano rischiano di restare un’utopia. Ogni Regione è chiamata a predisporre infrastrutture integrate e interoperabili rispetto a quelle concepite su scala nazionale: Spid, PagoPa, Daf (utilizzo degli open data). E ogni Regione deve fare da intermediario dei progetti cloud a livello territoriale. Non può esserci un’amministrazione digitale ideata dall’alto, nelle stanze di Palazzo Chigi o di qualche ministero, se a livello locale gli stessi principi non vengono implementati.

A che cosa servono le risorse
I 70 milioni sono disponibili nell’ambito del Pon “Governance e capacità istituzionale 2014-2020” e vanno a sostegno del Piano triennale per l’Ict nelle Pa 2017-2019. Con queste risorse, l’Agenzia guidata da Antonio Samaritani intende supportare le amministrazioni nella diffusione e nella divulgazione dei servizi digitali in un’ottica di complementarietà con il livello nazionale. Va ricordato che ad ogni Regione e Città metropolitana compete di redigere un proprio Piano triennale, anche in forma sussidiaria e di coordinamento rispetto agli enti del territorio che non lo faranno autonomamente. In particolare, i 70 milioni sono suddivisi in 50 milioni per l’implementazione delle iniziative “Italia login” e 20 milioni per le infrastrutture fisiche cioè razionalizzazione dei data center, cloud, connettività e sicurezza. Una terza tranche (probabilmente ulteriori 20 milioni) sarà poi deliberata per le piattaforme abilitanti: Spid (sistema pubblico di identità di digitale), PagoPa, fatturazione elettronica. Scendendo ulteriormente nel dettaglio, 40 milioni sono indirizzati a migliorare l’accesso e l’impiego delle tecnologie a livello locale; 30 milioni vanno allo sviluppo organizzativo e alla formazione delle amministrazioni.

La strategia
«Stiamo dando il via ad un percorso che finalmente può abilitare la strategia di implementazione del piano triennale in maniera innovativa - dice il direttore di Agid Antonio Samaritani - Abbiamo costruito un catalogo delle soluzioni che metteremo a disposizione dei territori in modo che ogni amministrazione possa decidere di prendere ciò di cui ha bisogno in linea con il proprio piano regionale, insieme alle competenze necessarie per un raggiungimento più semplice degli obiettivi definiti dalla strategia nazionale».

Gli strumenti
Nel dettaglio, se l’Accordo avrà il definitivo via libera della Conferenza, Agid metterà a disposizione delle singole amministrazioni una serie di asset e il supporto nell’implementazione. Nella premessa, l’Agenzia ricorda di aver «condotto diverse azioni atte a semplificare lo sviluppo e l’utilizzo dei servizi digitali prodotti dalla Pubblica amministrazione» e di aver emanato «le linee guida di design per i servizi e i siti della Pa, con gli obiettivi di definire regole comuni per la progettazione di interfacce, servizi e contenuti». Il testo definisce l’insieme di tool e strumenti per sviluppare siti web, applicazioni e servizi web e mobile; regole di interoperabilità; ambiente di test e simulazione per l’integrazione con le piattaforme nazionali; toolkit di riferimento per lo sviluppo di software sicuro, per la valutazione e la gestione del rischio e per le attività di gestione delle emergenze. Un capitolo centrale riguarda le infrastrutture fisiche. In questo caso l’obiettivo fondamentale è costituito dalla migrazione al cloud e dalla riduzione dei data center. Un tasto dolente quest’ultimo. Manca ancora il monitoraggio puntuale sui data center: si stima siano tra i 14mila e i 20mila e il Team per la trasformazione digitale di Palazzo Chigi punta a ridurli a poche unità, obiettivo a dir poco ambizioso.

L’implementazione dell’accordo
L’Accordo ha validità di tre anni e prevede poi la stipula di specifici accordi territoriali. Con un tentativo di mettere in sinergia fondi che rischierebbero la frammentazione. Agid si impegna ad utilizzare le risorse del Pon Governance, le Regioni a loro volta si impegnano ad impiegare le risorse già programmate per la realizzazione dell’Agenda digitale sempre a valere sulla programmazione dei fondi strutturali. Nelle more della sottoscrizione degli accordi territoriali - specifica comunque il testo - «sono fatti salvi tutti gli interventi per i quali sono già state avviate attività fino ad aprile 2018 nell’ambito della Programmazione regionale 2014-2020». Per Paolo Panontin, assessore del Friuli Venezia Giulia e coordinatore della Commissione speciale Agenda digitale della Conferenza delle Regioni che ha lavorato al perfezionamento dell’accordo, «ora sarà importante la definizione di dettaglio nelle intese territoriali con le quali andrà anche precisato quale livello di funzione di “aggregazione” la singola Regione voglia sviluppare nei confronti del territorio».

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