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DJ Fabo, sull’aiuto al suicidio da parte di Cappato deciderà la…

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corte d’assise di Milano

DJ Fabo, sull’aiuto al suicidio da parte di Cappato deciderà la Consulta

(Ansa)
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«Ognuno ha il diritto di scegliere come e quando morire». È un inno all'autodeterminazione l'ordinanza con cui la Corte d'Assise di Milano rimanda alla Consulta la valutazione sul reato di aiuto al suicidio. E quindi la decisione sul processo a carico di Marco Cappato, l'esponente radicale sott'accusa per aver accompagnato in Svizzera a morire Fabiano Antoniani, DJ Fabo, che l'anno scorso ha voluto porre termine alla sue sofferenze nella clinica Dignitas di Zurigo.

«Ha certamente realizzato la condotta di agevolazione al suicidio, ma è stato escluso che lo abbia rafforzato nella sua decisione», scandisce il presidente della Corte, Ilio Mannucci Pacini. Un distinguo che porta i giudici a dire che «Cappato deve essere assolto dall'addebito di aver rafforzato il proposito suicidario», ma sulla questione nel suo insieme e sul reato di aiuto al suicidio nei suoi vari aspetti ora deve essere la Corte Costituzionale a pronunciarsi.

«Principio cardine della Costituzione è quello personalistico, che pone l'uomo e non lo Stato al centro della vita sociale e afferma l'inviolabilità dei suoi diritti come valore preminente», scrivono i giudici che nelle diciotto pagine dell'ordinanza richiamano passate pronunce che hanno riconosciuto il «diritto del paziente all'autodeterminarsi nell'individuare le cure a cui sottoporsi e l'obbligo di rispettarne la decisione, anche quando da questo possa derivare la morte». L'unico limite a questa libertà sta nella tutela della salute altrui, ricordano i giudici, che richiamano ad esempio gli obblighi vaccinali.

Impiega oltre un'ora il presidente della Corte a leggere un'ordinanza che per il procuratore aggiunto, Tiziana Siciliano, che aveva chiesto l'assoluzione e l'invio alla Consulta degli atti, “è completa, perfetta e destinata lasciare traccia”. Un'ordinanza che ripercorre le principali pronunce italiane ed estere sul fine vita, dal caso Welby a Englaro a Pretty versus Regno Unito, fino a ricordare la recente legge sul biotestamento, che ha riconosciuto “il diritto a morire, rifiutando i trattamenti sanitari o scegliendo anche la sedazione profonda”. Una norma che inoltre ha “sancito come oggetto di tutela da parte dello Stato la dignità nella fase finale della vita”.

Si abbracciano in aula la fidanzata di Fabiano Antoniani, Valeria Imbrogno, e Marco Cappato, che poi, davanti alla selva di microfoni e telecamere, sale su un poggiolo per «ringraziare Fabiano, per avere fatto pubblicamente quello che decine di persone fanno clandestinamente ogni anno, onorando così il valore della legge». «La decisione della Corte è una vittoria non solo per Fabo, ma per tutti», sospira, commossa, la fidanzata che durante il processo ha sempre voluto ricordare la battaglia di Fabo per il fine vita.
Una vicenda che, dopo aver contribuito ad accelerare l'approvazione della legge sul biotestamento, con la futura pronuncia della Corte Costituzionale potrà lasciare una traccia sul delicato e difficile confine del fine-vita e sull'autodeterminazione.

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