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Shadow of the Colossus. I classici tornano moderni

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Shadow of the Colossus. I classici tornano moderni

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E' un po' come tornare al liceo o alle superiori e ritrovarle uguali ma diverse, sostanzialmente sono come te le ricordi ma è come se fossero un po' cambiate. Come te. Da alcuni giorni è uscita la versione rimasterizzata di Shadow of the Colossus, un capolavoro classe 2005, dell'ultimo grande fragile visionario del videogioco giapponese. Giocare ai giochi di Fumito Ueda non è mai stato facile. Non sono giochi facili, sono sporchi tecnicamente, essenziali nella narrazione, fuori dagli schemi e dal mercato.

Lo erano dodici anni fa e lo sono ancora oggi. Ed questo che li rende avvicinabili a quella che noi descriviamo come poesia. Vanno giocati senza i pensieri automatici dei confronti. Senza la sufficienza di chi ha vissuto troppe avventure davanti al divano per emozionarsi davanti a un ragazzino, la sua spada e il suo cavallo. Vanno giocati, insomma, ed è questo il vero punto.

Non conoscerli significa non conoscere una dimensione del videogioco che è stata esplorata in un momento particolarmente creativa di questa industria ma che oggi rischia di estinguersi. Due anni fa è uscito Last Guardian dopo una attesa ultradecennale attesa. Il gioco ha incantato sopratutto la critica nonostante le numerosissime imperfezioni. Ad oggi non si hanno notizie certe dei progetti futuri di Ueda. Sappiamo solo che queste produzioni sono a rischio estinzione. Sopratutto in un mercato massificato come l'attuale che quando non riesce a uscire dalla gabbia dei sequel punta su giochi eterni capaci di vivere di aggiornamenti. Le poesie non hanno numeri due (o espansioni).

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