Il Sole 24 Ore
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La ricercatrice che vale un milione


Per Michela Chiappalone è parso tutto fin troppo semplice. Trentasette anni, due bambini, ricercatrice post-doc all'Istituto Italiano di Tecnologia, è stata l'unica a ottenere un finanziamento dalla Commissione Europea per un progetto Future and Emerging Technologies (Fet) dedicato ai giovani ricercatori ricercatori. Lei, meno di quarant'anni è già coordinatore di un progetto europeo del valore di un milione di euro sullo studio di neuroprotesi cerebrali ma non si sente affatto una mosca bianca. Eppure, nell'ambito del settimo programma quadro europeo l'Italia - più nello specifico imprese e centri di ricerca - raccolgono meno di quanto abbiano seminato (si legga Il Sole 24 Ore del 15 marzo), faticano insomma ad accedere a importanti bandi di ricerca internazionale. «Non sento di aver raggiunto un risultato eccezionale - riflette -. Posso dire di essere stata fortunata perché durante il mio primo postdoc sono stata coinvolta in un progetto europeo e quindi ho potuto occuparmi e imparare della parte manageriale». Per accedere ai fondi europei o comunque per partecipare a questi progetti, spiega la ricercatrice, occorre saper gestire parecchia burocrazia. Non scartoffie ma review meeting, valutazioni dei risultati raggiunti, attività scientifica e report, tutti documenti che vanno preaparati con cura e invati a Bruxelles. «La chiave di volta - sottolinea - è l'organizzazione del gruppo di ricerca ma anche, non dimentichiamocelo, la presenza e la credibilità dell'istituto di ricerca all'estero». Spesso, spiega la ricercatrice, i laboratori sono organizzati in modo gerarchico. I "capi" si occupano di trovare fondi di finanziamento o partecipare a progetti internazionali, mentre chi sta sotto si dedica alla parte scientifica. «Se sopra di te hai la fortuna di avere qualcuno con la mente aperta - osserva la Chiappalone - puoi imparare a scrivere un progetto e capire il funzionamento della macchina dei bandi europei che di per sè non è semplice. Altrimenti, per un giovane è difficile emergere».
Il progetto selezionato si chiama Brain-Bow (www.brainbowproject.eu) e prevede l'interazione con l'Università di Genova, l'università di Tel Aviv e il Cnrs di Bordeaux. È il primo progetto Fet Young Explorers a essere finanziato ed è destinato ai ricercatori con esperienza post-dottorato inferiore ai sei anni. «Tengo a precisare che questi bandi tengono in considerazione l'essere ricercatrice e mamma al tempo stesso. Per ogni figlio viene tolto un anno. Senza questa norma non avrei potuto partecipare».
luca.tremolada@ilsole24ore.com

Chi è
Michela Chiappalone, ricercatrice post-doc all'Istituto Italiano di Tecnologia, si è laureata in Ingegneria Elettronica nel 1999 e ha ottenuto il PhD in Ingegneria Elettronica e Informatica presso l'Università di Genova nel 2003.